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Vien dietro a me e lascia dir le ginti :

9 Sia come torre ferma, che non crolla Gianmai la cima per soffiar de' venti.

Dante Purg. Canto V, vers. 13.

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L'EDITORE PATAVINO

A CHI LEGGE

La Difesa di Dante è senza dubbio una delle opere più belle, che fornite ci abbia il nostro Gozzi; e noi sappiamo che, fattasene rarissima l'edizione unica, eseguita dai torchi di Antonio Zatta, col corredo di molti rami di bizzarra invenzione, ella per alcuni si conosceva sollunto di nome. Noi di buon grado ne affrettiamo la riproduzione, tenendo indietro alcun altro lavoro Gozziano, cui era nostra mente di dar luogo in questo volume. Come la su dal suo Ăutore unita al Saggio di Critica del Pope, renduto da esso volgare, non ci facciamo lecito di disgiungerla , avendo massimamente l'una cosa relazione coll'altra. Ci parve bepsi opportuno di porvi innanzi gli argomenti in terze rime al Poema dell' Alin ghieri, o Commedia che dir si voglia, i quali sono pure fattura del Co. Gozzi, di quel divino Poema studiosissimo. Gon ciò crediamo recare piacere ad un tempo e vantaggio agli amatori di sì profonda e soda poesia, i quali si scoraggiano bene

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spesso dall'andar oltre colla lettura, per non veder di botto lutto il filo che la gran tela compone. Da tal soccorso verrà agevolata la via allo scoprimento delle bellezze, che per entro in huon dato vi sono, e che non si inanifestano così a tutta prima, qual altri si avvisa.

Dalle Lettere scritte sotto il nome di Virgilio e pubblicale sessanta e più anni fa da un nobilissimo e preclaro ingegno, che all'Italia nostra fe'onore, riconosce l'origine la detta Difesa.

Mål comportando il Gozzi di scorgere col Petrarca e co' migliori cinquecentisti seguaci suoi attaccato in cosi libero inodo il suo favorito Poeta, si acciose a difenderlo sul campo di una maniera quanto giocosa, altrettanto valida e franca, fingendo esso lettere dirette dagli Elisj allo stampatore, come quegli avea finto che il suo compatriotta Virgilio le dirigesse alla nuova Arcadia.

Noi non entriamo a discutere il merito delle une e delle altre, essendo molta diversità di pensare nelle cose di gusto, e avendovi talvolta delle ragioni per sostenere i più discordi pensamenti. Donde ne segue che quelle cose, che altri censuran per difettose, talora sono da altri lodate a cielo; non essendo meno diversi i giudizj degli uomini in materie di gusto letterario, di quel che lo sieno

i palati relativamente a'varj sapori che vengono dalle vivande eccitati.

Di quest'opera preziosa nulla omesso abbiamo; che anzi ci siamo fatto scrupolo di serbar finanche la Dedicaloria e le altre scritture premessevi. Se, paghi del bello puramenie tipografico, lasciammo dall'un de’lati l'idea di riprodurre i rami, che nella primiera edizione fregiavanla, ne serbammo però descritte le pittoresche intenzioni, unde ognuno, giovavdosi della propria immaginazione, possa su quelle argumentar quali fossero, e come pizzicassero un cotal poco della satira.

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