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PREFAZIONE

! Pietro Giordani scriveva al Brighenti del Leopardi (1819): Egli è d'una grandezza smisurata, spaventevole... Imainatevi che Monti e Mai uniti insieme siano il dito di n piede di quel colosso; ed ora non ha 21 anno! » È ello l'entusiasmo del letterato provetto e famoso, ke incarnato quell'ideale di scrittore ch'egli vagheggiava che forse non si confidava vedere in terra mai! Si noti be il Monti e il Mai erano i suoi idoli, e che anche actesciuti del Perticari e di sè stesso non gli pareva arriassero alla cintola di quel grande! Veramente solo al Leopardi è toccato di riuscire sommo nell'erudizione e tel'invenzione, nella prosa e nel verso, d'esser terso come

Petrarca, venusto come il Caro, arguto come Luciano, rcfondo come Giordano Bruno, perspicuo come Galileo bulilei. Vel suo discorso a Pietro Colletta e a' Giambattista Nic

Giordani fece divinamente spiccare i pregi del poeta e del prosatore:

Sapete voi che io sono vicino a credere che Torquato l'asso, duecento tre anni dopo che ebbe riposo de' suoi Eaghi e indegnissimi affanni, sia rinato: e serbando intra quella sua indole ingegnosa e malinconica, e quel a tua potenza di versi e più di prosa, quel suo filosofare 17 più povero nelle scure angustie delle scuole fratesche, La correndo ricco la tanta e lucente ampiezza delle molarne dottrine) viva e scriva nella propria persona del mio jarissimo Giacomo Leopardi ? Questo miracolo (per me è miracol vero) nacque in Recanati; piccola terra, che il papa chiama città; vicina quattro miglia a Loreto, quel

rini,

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gran mercato d'ignobili superstizioni. Ponete mente il luogo, o amici. Ivi tutti i mali d'Italia, e niuna consolazione. In tanto buio di cenciosa e superstiziosa e feroce ignoranza, come vide il Conte Giacomo esservi un immenso mondo intellettuale, e s'invogliò di correrlo, se non gliele rivelava (sino da puerizia !) il suo incredibile ingegno? Comples, sione deiicatissimia, e non sofferente i grossi piaceri; estrema solitudine, senza niuno divagamento; alquanti buoni libri antichi in casa; leggere e meditare ostinato, dove non altra materia a tanta attività di mente; gli fecero prima cono scere il mondo di duemil’anni addietro che il presente: ciò che stupendo è da quell'antico mondo perduto dedusse qual sia e quanto vaglia questo mondo nostro, fuori del quale viveva. Cosicchè io visitandolo nella sua solitudine (otto anni fa) non mi saziava di ammirare che a giovi, netto di venti anni, il più separato dal vivere comune, fosse potuta pervenire tanta verissima conoscenza delle cose umane, quanta prendono da lungo vivere e molto conver sare ben pochi. Appena giunto era a diciotto anni; e latini e i greci non avevano un segreto per lui. Tanto avea veduto in tutta la filologia che niente gli rimaneva da invidiare ai pochissimi di maggior valore tra i nostri niente dovea vergognarsi dai più profondi tra i tedeschi siccome lo provarono poco appresso in Roma il dottissime e sagacissimo Niebuhr, ed altri dotti e famosi oltramon tani; che di ciò lo ammirarono, e per ammirazione id amarono. Di tanta dottrina gittò egli più volte qualche nobil segno ne' giornali; ma fu poco avvertito: perch quegli studi solamente vengono in onore che per molli valorosi ingegni ad un tempo fioriscono, »

« Quando la fama di Giacomo Leopardi sarà pari al valo suo, molti diverranno curiosi di conoscere con quale ording e fortuna gli succedettero gli esercizj della mente. Sappias dunque ora ch'egli prima di trattare la poesia, e di poi 14 filosofia, fu (non tanto per elezione, quanto per caso o per necessità) occupato da molta e recondita erudizione. La quale comunque soprabbondasse, non potè rimanere mass fredda ed inerte ad opprimere quella facoltà che nelle spe culazioni si assottiglia, nè quella che negli affetti si accende perchè tanta copia di sapere infusa nell'animo il più ar

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lente che si possa imaginare, in quello per cosi dire bolendo e affinando, sublimossi a materia di alto poetare, e li filosofare profondo. Nè dai latini, e più dai greci, aveva olto solamente le polite lettere, e le istorie, ma la sapienza morale e la civile; e sopra tutto quell'intelligente e caldo imore del buono e del bello, nel quale tanto ci avanzano. Onde prima che avesse compiuto venti anni mandò fuori quelle due canzoni; delle quali chi potrà dire che per altezza di sentimenti e veemenza di generoso ardore abbiano altrove paragone? Chi dalla ignavia italiana trasvolare alle Termopile e a Simonide? Chi dal tardo monumento fio. rentino a Dante trapassare al fiore della italica gioventù inutilmente ne' deserti di Russia gelato e morto? E seguito alcuni anni poetando ora le sue speranze, ora gli affanni, Tra le miserie dell'uman genere, e i feroci arcani della natura, non meno vigoroso e sublime che ne' principj; pur iggiungendo allo stile una maravigliosa lucidità e traspatenza del pensiero, al verso una grazia e dolcezza ineffae bile, con gravità or maestosa ora dolente; mostrando che hon più alti concetti, non più veri, non più semplicemente

nobilmente possano con evidenza esprimersi da un poeta, Qualem nequeo monstrare, et sentio tantum » (1).

« Aveva rivolta la poesia al suo utile e unicamente degno fine; e fatto vedere quale dovrebbe e potrebb'essere la litica italiana: ma gli occorse altra maniera di spandersi, dacchè ridusse l'animo affaticato da nobilissimi dolori a più sedati nè però meno dolenti pensieri. Perciocchè stanco infine di sospirare tanto infruttuosamente che ci divenga patria questa Italia, nella quale miseri e stranieri viviamo; stanco di supplicare senza profitto alle donne che vogliano amare qualche cosa che non sia vanità palese, e di esortare i giovani che antimettano lodabili fatiche ad ozio noioso, spinse per altro mare la vela dell'affannato ingegno, ad investigare le cagioni arcane di tanti mali che gli apparivano senza rimedio: approdò a quella filosofia non lusinghevole, che non fa allegro ma quieto l'animo profondamente e in

(1)

ond'io di dir ricuso Qual sia l'essenza, e n’ho l'idea secreta.

Giovenale-trad. G. Giordani parese.

sanabilmente buono; costituendolo denudato di speranze e desiderj vani, immobile contemplatore della universale insuperabile necessità. »

« Vedrete, se io non m'inganno, che il suo stile non vi lascerà desiderare la esattezza concisa e fredda dello Speroni, non la pacata grandiloquenza del Tasso, né la soave rotondità del Paruta, o il candore del Gelli, o la cara schiettezza del Firenzuola, non la sottigliezza solida e il signorile del Pallavicino; e dirò ancora non le acutezze, non le fantasie di Platone, non la togata eleganza di Tullio. Stu pirete forse quanto io, ch'essendo egli in pieno possesso di ogni ottimo scrittore italiano, latino e greco, egli non ritragga mai nel suo dettato le fattezze di alcun altro: ne la tanta e capacità e prontezza di tenace memoria abbia potuto nulla verso l'indipendenza di quell'intelletto eccelso, che da veruna potenza d'altro ingegno siasi lasciato informare, neppur colorare, in quella età che è sì molle. Tutto suo proprio, non imitato da nessuna parte, tutto naturale c scorrevole; è un girare di pensieri e di parole sciolto e spigliato; un andar sicuro; posato, non lento; un procedere di raziocinio stretto e incalciante; un'acutezza niente sofistica, una evidenza a convincere, una efficacia a persuadere; una vasta e ben fondata conoscenza dell'antico mondo e del moderno; ricchezza di storia, saldezza di scienza; severo ma giustissimo giudizio della universale natura, e della umana, delle opinioni, delle costumanze: conchiusioni ferme, comunque non desiderate; e spesso in sentenze amarissime e deplorabili; arguzia quasi faceta di argomenti e di fantasie. >>

« Questa maniera di scrivere filosofando, tanto più efficace quanto meno ambiziosa, ha eletta il Leopardi; e quanto io lodo il virile giudizio di questo sì giovane scrittore, tanto debbo stupire che gli sia riuscito. Come è mutato da se medesimo questo grandissimo poeta divenuto prosatore! Nei versi tanto ricco d'imagini, tanto splendente di colori, tanto magnifico di suono, tanto elevato di concetti, tanto ardente di passioni. Allora quel suo canto (non mai prima udito) raccoglieva quasi a rassegna e lamentava le

niserissime condizioni de' mortali; delle quali ora si è rivolto a investigare negli occulti della umana e della uni

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