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Vogliono, imperianto, cotestoro che le sensazioni non sieno più, come reputavasi una volta, istantanee e inaccessibili al numero e al compasso; ma invece opinano che le stesse possano tradursi sotto forma aritmetica, algebrica, geometrica, si possano ridurre a metri e gradi e valutarsi in minuti e secondi. Quanto al grado intensivo dell'atto sensibile « il Weber da prima e poi il Fechner hanno formulato quella legge psicofisica onde sappiamo come l'intensità della sensazione cresca in proporzione del logaritmo dell'eccitazione » scrive il Siciliani (Della psicogenia moderna in servizio degli studi biologici, storici e sociali. 3. ediz. Bologna. 1882, p. 49). « La sensation croit comme le logaritme de l'excitation » soggiunge il Delboeuf (Op. cit. p. 14-15). Per il tempo in cui si compie l'atto del sentire giusta i fisiopsicologi « le sensazioni non sono istantanee, propagandosi per la rete nervosa in ragione di 29 metri per secondo » scrive il prof. Robba (Presso La Filosofia delle scuole italiane. Rivista bimestrale diretta da T. Mamiani. Anno XIV, vol. XXVII, disp. I, febbraio 1883, p. 50).

Riguardo alla intensità sensitiva io noto anzitutto che i patrocinatori di siffatta teoria dimenticano al tutto essere la sensazione un atto dello spirito come di causa principale sebbene vi concorrano l'eccitazione esteriore remotamente e prossimamente l'apparecchio organico. Or lo spirito non ha parti e mai sarà per assumerle; onde non v'ha 25p., 3sp., 4sp; ecc. ma è semplice ogni sempre; non possiamo dire che con un corpo piccolo v'è lsp., con nno grande 2sp., ossia uno spirito che sia il doppio di quello ch’ė nel piccolo organismo. Piccolo o grande che questo sia, lo spirito è sempre tale e non cresce nè diminuisce. E poichè l'esplicamento e l'atto di ogni energia e soggetto operante debbe ritenere la natura del fonte dal quale deriva, forz' è si dica che anche a sensazione provegnente fontalmente dall’anima sia semplice ogni sempre, e mai divenga 2., 3., 45., ecc. Ecco un esempio. Villeggiando io in Sabina, sebbene sentissi caldo, m' incamminai, un giorno d'estate, pel monte Soratte. Facile è l'immaginarsi che fatta quella salita io avessi più caldo di prima. Ma domando: può dirsi che la mia termica sensazione, giunto lassù a quell'altezza, fosse il doppio o il triplo o il quadruplo di quella che provavo nell'incominciare il viaggio ? Badisi: non nego che la sensazione seconda fosse stata più intensa della prima, posso però io dire che la ripeteva precisamente un certo numero di volte? No, perchè di quest'esattezza numerica non è capace l'atto psichico, il quale sarà per certo in diverse graduazioni e proporzioni a seconda delle cause che concorrono a produrlo e delle disposizioni dell'organismo, ma non ci è possibile esprimerlo in cifre, con formole algebriche e precisione geometrica. A 50 metri di distanza odo una voce e perciò provo una sensazione; se mi avvicino a 10 metri, a 5.a 2, odo la voce con più intensità e provo più forte impressione; ma posso io dedurne che la seconda sensazione sia il triplo, il quadruplo della prima ? Le misure, i numeri, le cifre son di ciò che ha parti. Ogni misura deve definire una quantità, una grandezza, un corpo, una lunghezza, larghezza e profondità. Il perché quando volessimo misurare l'intensità della sensazione, questa dovrebb'essere lunga, larga, profonda, dovrebb'essere corpo. Or che cos' è una sensazione-corpo, una sensazione lunga, larga, profonda ? Se le sensazioni fossero vere grandezze numericamente misurabili, non dovrebbero i rispettivi accrescimenti essere omogenei ? Invece sono eterogenei, come prova il Tannery (Presso Delboeuf, Op. cit. p. 136-7) e concede il prof. dell'Università di Gand (Ivi, p. 140).

Si dice : le sensazioni in sè certamente non sono misurabili, ma le si misurano dalle eccitazioni che le cagionano. Se l'eccitazione è di tanti gradi, poniamo caso, di tanti altri dev'essere la sensazione, nulla ostante che non l'osserviamo direttamente. Questo ragionamento è garantito, dalla relazione strettissima, dalla costante proporzionalità, dal rapporto di causalità, come dice il Wundt, che debb'esistere tra la sensazione e l'eccitazione. Rispondo. Un certo nesso, una certa proporzione deve esistere, senza dubbio, tra i due termini, eccitazione e sensazione, come tra causa ed effetto; però nego reciso che dall'intensità della prima si possa dedurre l'intensità della seconda con precisione geometrica, costante, perpetua, immancabile. Eccitazione e sensazione sono due fatti diversi, eterogenei, e per questa ragione ciò che si dice dell'una non può dirsi dell'altra. Abbiamo, per ipotesi, una grande eccitazione, un' eccitazione che valutiamo di 20 gradi; affinché si possa dire che anche il termine corrispondente (sensazione) sia di 20 gradi conviene che quest'altro termine abbia la stessa natura del primo. Poiché se non è della stessa natura, in che modo di fenomeni diversi predicare sviluppo e intensità eguale e proporzionalità esattissima? Ma la sensazione e lo stimolo esterno sono termini diversi. Come dunque, posta la diversità ed eterogeneità tra eccitazione e sensazione dall'intensità della prima si passa all'intensità della seconda ?

Vero è, illustre mio Amico, che cotesti scienziati, con cui noi ci troviamo alle prese, non vogliono saperne della diversità ed eterogeneità che si scorge tra l'eccitazione e la sensazione. Deroti tutti a Bernardino Telesio, per cui la sensazione non è che una conversione del moto (Vedi F. Fiorentino, Bernardino Telesio, ossia Studi storici su l'idea della natura nel risorgiiento italiano, Firenze, 1872, vol. I, p. II, C. VI), devoti al patriarca dell'evoluzionismo, Herbert Spencer, secondo cui « les sensations sont les aspects subjectifs des changements qui objectivement sont des pulsations nerveuses », (Presso Fr. Bouillier, La vraie conscience, Paris, 1882, p. 34), insegnano essere la sensazione non altro che un eccitazione trasformata, come opinano che « tutti gli atti interni, i particolari e gli astratti, le volizioni, i sentimenti, l'intelligenza non sono che aspetti trasformati della sensazione » (Buccola, Op. cit. p. 20), e che l'anima è una trasformazione del corpo e della materia, (Ardigò, Opere filosofiche, Mantova, 1882, vol. 1, p. 210). «Gli stimoli di senso sono forme di movimento, che operando sugli apparecchi terminali si trasformano in quello che dicesi eccitamento fisiologico, il quale va a costituire la sensazione » (Buccola, Op. cit. p. 99), a cui consuona il Delboeuf (Op. cit. p. 171-172), Ma io chieggio di sapere da questi dotti chi ha dato loro la facoltà di domandar la sensazione un movimento, un eccitamento trasformato; io bramerei mi dicessero com'è possibile trasferire l'equivalenza e trasformazione delle forze nel campo biologico e zoologico quando profondi filosofi e naturalisti non l'ammettono neppure nel regno inorganico. Vorrei mi dicessero come un fenomeno meccanico, esteriore, transitorio, inorganico, un fenomeno governato con leggi e processi fisico-chimici può convertirsi in un fatto psichico ch'è quanto dire opposto al meccanico, in un fatto vitale, immanente, immateriale com'è la sensazione (Vedi Salis Seewis, Della conoscenza sensitiva , Prato, 1881, p. 514), benchè lo neghi il Moleschott (La circolazione della vita, Trad., sulla 4.a ediz. tedesca, del prof. C. Lombroso, Milano, 1870. Lett. XVIII, p. 319). Essi non l'han dimostrato, ed ho fede che mai arriveranno a dimostrarlo. Onde l'eterogenia della sensazione rimane sempre un'asserzione gratuita dei nostri psicofisici. Eppercid, resta indubitato che eccitazione e sensazione sono diversi tra loro ed irreducibili; e quindi l'intensità della seconda non tiene all'intensità dell'eccitazione o stimolo esteriore.

Per misurare una cosa ci vuol l'unità di misura; nel caso nostro volendo misurare l'intensità della sensazione, qual sarà cotesta unità ? « La sensation differentielle, c'est-à-dire la plus petite sensation perceptible » l'isponde Delboeuf (Op cit. p. 8), poichè « la sensation, prosegue a dire, ne peut être mesurée que par une sensation » (Ivi p. 124). Or qual'è la sensazione differenziale, la più piccola sensazione percettibile? E la troviamo prescindendo dall'eccitazione questa sensazione differenziale o la deduciamo da da quella ? Se la troviamo senza l'eccitazione perchè non desumere allo stesso modo i gradi successivi dell'atto sensitivo senza ricorrere all' intensità dello stimolo esterno? Trovata l'unità di misura come sappiamo noi quando l'unità vien raddoppiata, triplicata, quadruplicata ecc. ossia come sappiamo noi quando è s, s, s, ecc. ? Nol sappiamo certo guardando lo stimolo estrinseco perché questo non ci dà l'unità di misura ; nol sappiamo per introspezione ed analisi diretta della sensazione, perché secondo noi tale osservazione neppur essa ci darebbe la cifra numerica, netta e completamente definita della intensità sensitiva, e secondo i nostri antagonisti questo metodo è chiamato « un inganno continuo » (Buccola, Op. cit. p. 8) e incomunicabili si addomandano i fatti interni. Ne l'osservazione immediata e diretta ci darebbe dunque il grado della sensazione, nè l'osservazione dell'eccitamento. Che se taluno venisse a dire che per unità di misura andrebbe presa la più piccola eccitazione percettibile, potrebbesegli rispondere, che: 1° la più piccola eccitazione percettibile misurerebbe i gradi successivi dello stimolo esterno, mai un fatto di specie diversa; 2o chi sa quale intensità sensitiva corrisponderebbe nel nostro soggetto all'eccitazione differenziale?

Nè l'esperienza e i fatti appoggiano guari cotesti psicometri. Chi non sa che basta sovente uno stimolo piccolissimo per produrre vivissima e intensissima sensazione? Chi non sa che altre volte a fortissime eccitazioni tien dietro debole cominovimento sensibile! E che tutto ciò ha molto del relativo e dipende assaissimo dal clima, dal temperamento, dallo stato patologico, dalle condizioni psichiche e organiche del soggetto (Vedi Herzen, Phy

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siologie de la volonté, Paris, 1874, chap. VI), dai modificatori biologici, psichici, fisicochimici, patologici, come dice Buccola (Op. cit. c. VI), dalla massa di sensibilità organica, come concede l'istesso Delboeuf (Op. cit. p. 32), dalla massa dei tessuti costituenti i diversi sensi (Vedi Giovanni Cantoni, Studi su la Filosofia naturale, Pavia, 1865, p. 87.) Il dinamismo sensibile obbedisce certamente ad una legge, ma con tutte quelle eccezioni e restrizioni che reclamano lo stato soggettivo dell'organismo e l'ambiente in cui si vive. In ordine alle esperienze che si dicon fatte per misurare l'intensità delle sensazioni io le credo tanto poco sicure e dimostrative quanto stimo impossibile all'uomo di costringere alle severe leggi del calcolo e della geometria fenomeni che, non essendo nè grandezze nè corpo, si sottraggono ad ogni misura. D'altronde, né meno gli stessi psicometri sono pienamente contenti degli esperimenti fatti in proposito.

Ma come! potrebbero dire qui i nostri avversuri, com'è che voi negate potersi misurare le sensazioni se parlate continuo di sensazioni più o meno forti, più o meno vive, più o meno acute, più o meno avvertite? Adagio un pochino : anche della bellezza diciamo ch' è più o meno grande, anche di un idea affermiamo ch'è più o meno grande; ma che perciò? Diremo dunque che la tal bellezza è di 10 gradi, facciamo esempio, e che la tal' idea è lunga, larga e profonda 20 metri? « Sans doute, une sensation peut être plus ou moins vive, inais cela suflit-il pour que la sensation soit une quantité ? » scrive il Tannery (Presso Delboeuf, op. cit. p. 111). Delboeuf a queste parole soggiunge: « du moment qu'une chose peut être plus ou moins grande, fût-ce la beauté, süt-ce le plaisir que me cause la vue d'un beau tableau, ou l'audition d'un opéra, fût-ce même le plus ou moins d'obscurité que presente à la pensée un raisonnement métaphysique, ou peut dire de cette chose qu'elle a une grandeur, qu'elle a sa mesure, et elle est mesurable théoriquement » (Op. cit. p. 123). Ma io l'invito a riflettere che il dire più o nieno grande, é per approssimazione e non va al di là dell'eguaglianza, della superiorita e della inferiorità. Il Wundt si ostina e scrive: « La sensation a en elle le caractère d'une grandeur, car une sensation peut, comme chacun l'aperçoit dans sa conscience, être plus grande ou moindre qu'une autre. Nous distinguons continuellement des sensations de lumière fortes et faibles, des sensations de bruit fortes

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