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PREFAZIONE

IOVANNI Boccacci, nella Vita di Dante, dopo aver fatto cenno del discorso che Guido da Polenta

pronunzió nella casa abitata da Dante, ritornando dal luogo dei Frati Minori, dove era stato ad accompagnare la salma del grande esiliato, e del suo pensiero di onorarlo con si egregia sepoltura che se mai alcuno altro suo merito non lo avesse memorevole renduto a' futuri, quella lo avrebbe fatto, soggiunge:

« Questo laudevole proponimento infra brieve spazio fu manifestato ad alquanti, li quali in quel tempo erano in poesia solennissimi in Romagna; sicchè ciascuno si per mostrare la sua sufficienza, si per rendere testimonianza della portata benevolenza da loro al morto poeta, si per accattare la grazia, e l'amore del Signore, il quale sapevano ciò desiderare, ciascuno per sè fece versi, li quali posti per epitaffio alla futura sepoltura, con debite lodi facessino la posterità certa chi dentro ad essa giacesse; ed al magnifico Signore gli mandarono, il quale per gran peccato della fortuna non dopo molto tempo, toltogli lo stato, si mori a Bologna; per la qual cosa e 'l fare il sepolcro e 'l porvi li mandati versi si rimase. »

Il Boccacci afferma, seguitando, di aver visto questi versi, ma l'indolente, con la scusa che fra tanti componimenti uno solo se ne sarebbe intagliato nei marmi, non ci conservò di essi se non i 14 versi di Giovanni del Virgilio, da lui preferiti a tutti quelli degli altri trovatori.

Cesare Balbo, nella Vita di Dante, fatto cenno di queste poesie, cosi soggiunge in nota:

« E posciache tante altre ne sono, sarebbe curioso forse rifare questa Raccolta di poesie in morte di Dante. » ?

E Giosuè Carducci, nel suo scritto: Della varia fortuna di Dante, pubblicato prima nella Nuova Antologia, poi in volume fra i suoi Studi letterari, fatta menzione delle parole del Boccacci intorno alle poesie per la morte di Dante, aggiunge in nota:

« Il Balbo piglia troppo alla lettera le parole del Boccaccio quando scrive di tante poesie per quest'occasione che rimangono, e che sarebbe curioso rifare questa Raccolta di poesie in morte di Dante (Vita, II, xvii, 1. i alla pag. 425 dell'edizione Le Monnier). Si conoscono appena due epitaffi latini e le poche rime volgari che andrò ricordando più avanti. Qualchedun'altra, di cui mi taccio per ora, è posteriore al 1321. »

3

4 Vedi a pag. 29, vol. I, del Comento di Giovanni Boccacci sopra la « Commedia », con le annotazioni di A. M. Salvini, preceduto dalla Vita di Dante Alighieri, scritta dal medesimo, per cura di GAETANO MILANESI. Firenze, Le Monnier, 2 vol. in-16, 1863.

Vedi a pag. 425 della l'ita di Dante di CESARE Balbo. Firenze, Le Monnier, in-16, 1853.

3 Vedi a pag. 259 degli Studi letterari di Giosuè CARDUCCI. Livorno, Vigo, in-16, 1874. Anche l'epitaffio, attribuito a Dante medesimo dal Giovio, e che fu scritto, come è stato dimostrato, da Bernardo da Canacio (vedi: Sepulcrum Dantis, alla libreria Dante in Firenze, in-4 picc., MDCCCLXXXIII, pagg. 6-7 e 17-18), è posteriore al 1321.

Il Carducci medesimo, fin dal 1862, nell'aureo libretto delle Rime di Cino da Pistoia e di altri del suo secolo (edizione diamante Barbėra), aveva date alcune di quelle rime. E il D'Ancona, nel n. 120 (5 gennaio 1863) della Rivista Italiana di scienze, lettere ed arti ed effemeridi della pubblica istruzione, lodando il pensiero del Carducci, indicó altre poesie che con utilità avrebbero potuto far parte del volumetto curato dal suo collega.

Il Ferrazzi, nel secondo volume del suo Manual dantesco, pubblicato nel 1865, cioè un anno prima che uscisse sulla Nuova Antologia (ottobre 1866, vol. III) il primo discorso sulla Varia fortuna di Dante, da pag. 411 a 415, aveva dato, ispirandosi forse al desiderio del Balbo, un saggio bibliografico di componimenti poetici in onore dell’Alighieri; e nel vol. IV, pubblicato nel 1871, da pag. 66 ad 83, diede un supplemento al primo saggio.

Il Carducci, in un'altra nota del suo primo discorso sulla Varia fortuna di Dante, ristampato negli Studi letterari (edizione citata, 1874, pag. 271), parlando dei versi del Querini e del Mettivilla, cosi dice:

« Non di soli i componimenti poetici in lode di Dante, come ha fatto in parte il signor Ferrazzi, ma delle rime che in generale riguardano Dante, massime antiche, dovrebbe farsi una bibliografia. »

Il Ferrazzi, finalmente, nel V volume del suo Manuale dantesco, edito nel 1877, da pag. 33 a 40, diede un secondo supplemento alla bibliografia dei componimenti poetici in onore dell'Alighieri. Complessivamente il Ferrazzi registra, poco su poco giù, i componimenti di 300 autori.

In verità non si può dar molta lode alla citata bibliografia ferrazziana per una terza parte mancante di indicazione del nome dell'editore, e in cui molti nomi di autori sono malamente stampati, e, talvolta, la medesima pubblicazione è moltiplicata sotto diversi nomi. SalomoneMarino Salvatore, per esempio, il noto raccoglitore di leggende siciliane, a pag. 73, vol. IV, diventa Marino Salvatore Samuele; e nella pag. 414, vol. II, é registrato Saviozzo da Siena, poi un sonetto dello Schlegel, poi nuovamente maestro Simone da Siena. È vero che si tratta di due pubblicazioni distinte del capitolo in morte di Dante di Simone da Siena detto il Saviozzo, ma nel modo come sono registrate possono parere opere di due autori diversi. Nel 1865 alcuni perugini stampano un opuscolo con sei sonetti e lo intitolano: A Dante Alighieri, omaggio per alcuni perugini in occasione del sesto centenario della sua nascita.

Il Ferrazzi registra cosi :

Perugini. - A Dante Alighieri, omaggio in occasione del VI centenario della sua nascita. Sei sonetti, Santucci, 1865.

Segue cosi:

- Beatrice Portinari, sonetto offerto dalle alunne maestre della Scuola normale di Perugia. Perugia, Santucci, 1865.

Quella lineetta messa innanzi a quest'altra pubblicazione fa capire che quel Perugini, che precede l'antecedente, non sia il nome Perugini di un autore, ma che si tratti di alcuni perugini. Il Ferrazzi segue ancora con un'altra lineetta:

Omaggio sulla tomba di Dante. Autori: Assunta Pieralli, Adamo Rossi, Cesare Ragnotti, prof. Giovanni Penacchi. Perugia, Santucci, 1865.

Parrebbe che questa fosse una terza pubblicazione di perugini, invece è proprio quella dell'omaggio a Dante Alighieri ; i quattro nomi citati sono gli autori dei sei sonetti e le parole: Omaggio sulla tomba di Dante sono il titolo del solo sonetto di Assunta Pieralli.

A pag. 80 del vol IV registra cosi:

Blanc L., Raccolta di 92 sonetti intorno agli argomenti del gran poema con comento storico-letterario, 1864. – Vedi Blatter litterrische Hunteractung (sic), Lipsia, 1864, n. 10.

Queste righe farebbero credere che di questi 92 sonetti, contenuti nel giornale di Lipsia, fosse autore il Blanc. Invece si tratta di ben altro: l’autore di essi è C. Hape, (pseudonimo di C. H. Preller), il quale, nel 1863, pubblico: Dante - Album, Erstes Heft, Mittheilungen aus der « Divina Commedia. » Jena, Friedrich Frommann, 1863, in-8. Il Blanc non fece altra cosa se non darne recensione nel n. 10 del Blaetter litterarischer Unterhaltung. Bisogna convenire che questo sia un modo spiccio assai di compilare una bibliografia.

Ma sarebbe ingiusto chi volesse soffermarsi, soverchiamente sopra di queste ed altre non meno gravi inesattezze, che potrei a lungo citare, perché il buon abate, nella prefazione al quinto volume, candidamente confessa di aver dovuto scrivere, più volte, sulla fede di corrispondenti non calligrafi.

A me è capitata la ventura, dopo molte ricerche e non poco tempo e pazienza, di registrare le poesie, che riguardano Dante, di circa altri settecento autori. E mi è venuta l'idea di pubblicarle, raccolte in volumi, ed ordinate cronologicamente, con note storiche, bibliografiche e biografiche, certo di far cosa grata agli studiosi di Dante, che avranno, cosi, un'antologia poetica dantesca, approssimativamente compiuta, sotto mano, senza essere obbligati di far ricerche costose per avere certi componimenti inediti o pubblicati in raccolte voluminose con altre poesie o a pochissimi esemplari, spesso introvabili, per nozze.

Al signor Guido Corsini, nel 1865, come afferma il Ferrazzi (vol. II, pag. 411, nota), venne in pensiero di raccogliere in un volume quel che di bello dettarono in versi i più illustri ingegni sull’Alighieri dal trecento sino ai nostri giorni, scegliendo i fiori e gettando le spine.

Il Corsini, però, non pubblicò nel 1865 se non un opuscolo: Inni, cori e cantate in onore di Dante Alighieri, eseguiti nei giorni 14, 15 e 16 maggio in Firenze. A quel che io mi sappia, la scelta raccolta del Corsini non ha visto la luce.

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