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dettasse un Genio: chi dubiterebbe che in un secolo tanto rozzo, e nel quale povero e manco era il soccorso che poteasi aver dalle scuole, Dante non fosse ammaestrato nelle più riposte ragioni del bello da uno spirito superiore? Ben sappiamo essere i poeti più formati dalla natura, che dall' arte: ed infatti tutti gli scrittori della vita di Dante, e fra questi Leonardo aretino, dicono che appena cominciò ad applicarsi allo studio, apparve in lui ingegno grandissimo e attissimo a cose eccellenti. Esiodo fu nella Grecia il precursore d' Omero; Ennio e Pacuvio annunziarono fra' Latini assai più da lunge Virgilio ed Orazio; e in tempi a noi men lontani una moltitudine di Trovatori, molti dei quali degni di lode, spianaron la via ad un Petrarca, come una schiera di poeti epici preconizzarono un Ariosto ed un Tasso. Ma Dante, quando si volesse porre a confronto con alcuno dei rimatori che il precedettero, a chi potrebbe rassomigliarsi? Con ragione può dirsi di lui quello che i mitologi fingon di Pallade.

Cosa lontana dal vero, e male affermata da alcuni, si è che l'Alighieri, il Cavalcanti e il Sinibuldi abbiano tratto molte idee e il fondo, per così dire, delle loro erotiche poesie da' Provenzali, perciocchè in questi poeti non riscontransi bellezze tali da poter in uomini di alto ingegno destar desiderio d'imitazione. Dee dirsi piuttosto che dall'esempio de' Provenzali furono i toscani ingegni incitati a darsi all'arte del dire per rima, e a dettar versi d' amore nel loro nativo linguaggio. Infatti è fuor di dubbio, che Dante meditò di per sè stesso ne' più incliti autori le leggi della poetica, e primo nel suo secolo conobbe le ragioni della poesia, la quale (com' egli afferma) non aveva allora nè metodi, nè forme, nè lingua.1 Possedendo l' Alighieri un ingegno elevato ed ardito, una mente in sommo grado inventrice, un' anima che fortemente sentiva, potè, come Michelangelo nelle Arti sorelle, trovare un nuovo ed un bello così sublime, che a ben pochi sarà dato il poter fare altrettanto. Dei primi suoi lavori parlando, cioè delle rime amorose, vi si ravvisa (dice il Ginguené) non senza qualche sorpresa, che certe figure, certe forme di stile, certe maniere passionate, che si credevano tutte proprie del Petrarca, erano molto tempo innanzi state inspirate a Dante da un dolore e da un sentimento forse più profondo e da un amore altret

tanto verace.

Che il Canzoniere di Dante fosse opera cotanto eccellente da meritare i primi onori nel Parnaso italiano, era stato veduto e nfessato da chiarissimi ingegni. Non volendo riportare le favorevoli opinioni dei due Villani, del Boccaccio, di Leo

1 Nella Vita Nuova, poco oltre la metà.

nardo aretino e di altri antichi, che forse in cose di gusto non andavano molto avanti, dirò che il Muratori (il cui giudizio non potrassi a meno di tener per molto autorevole) parlò di questa sentenza: « Si ha pur da confessare che alcuni di quei poeti (del 1300) sono maravigliosi e degni di somma lode. "Fra costoro occupa senza dubbio i primi scanni Dante il grande, cioè l' Alighieri, poichè l' altro da Maiano è assai " barbaro di lingua, e senza paragone inferiore al primo.

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Troppo è famosa la sua, come chiamasi, Divina Commedia; » ma io per me non ho minore stima delle sue liriche poesie, " anzi porto opinione che in queste risplenda qualche virtù, " che non appare sì sovente nel maggior poema. Nè la roz

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zezza impedisce il riconoscere nei suoi versi un pensar su"goso, nobile e gentile. Intanto mi sia lecito il dire che si » è fatto in certa maniera torto al merito di Dante, avendo » tanti spositori solamente rivolto il loro studio ad illustrare " la Divina Commedia, senza punto darsi cura de' componi" menti brici. Sarebbono essi tuttavia privi di commento, se " il medesimo Dante non ne avesse commentati alcuni sì nel Con" vito e sì nella Vita Nuova. E pure non men della Commendia sua meritano queste altre opere di essere adornate con " nobili e dotte osservazioni. » 1

Anche un altro critico, che gode il nome di giudizioso e valente, il padre Affò,2 non si tenne dall' affermare, come Dante pose studio particolare nelle sue canzoni veramente divine, e piene d'altissima filosofia, che le rende in ogni parte ammirabili, e come tale e tanta si fu l'energia e la forza d'esprimere in esse i suoi pensieri con evidenza e vivezza, che si rese quasi insuperabile. Ma a che d' uopo d'autorità, delle quali non potremmo aver certamente difetto, quando lo stesso Dante provava d'esse su rime non lieve compiacimento? Nel. l'operetta del Volgar Eloquio ei le cita ad esempio più volte, ed ivi va dicendo, le sue canzoni essere le più forbite e perfette di tutt' altre; e nella Commedia se le fa ricordare dal Jucchese Bonagiunta e dal musico Casella : il primo de' quali gli ricorda quella

Donne, ch'avete intelletto d'amore; »

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il secondo prende a cantargli l'altra

Amor che nella mente mi ragiona. »

E il medesimo giudizio, ch' ei proferiva, fidato al testimonio di sua coscienza, la quale (come dice il Foscolo) rara~ cute in

1 Della perfetta poesia italiana, lib. I, cap. I.

2 Dizionario precettivo ec., cap. IX.

ganna gli autori rispetto alle migliori opere loro, egli espresse altresì nella sua professione di fede, in que' versi

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lo scrissi già d'amor più volte rime,
Quanto più seppi dolci e belle e vaghe,
E in pulirle adoprai tutte mie lime. »

Il merito particolare delle canzoni di Dante (dice pur Ginguené) è una forza, una elevatezza, fin allora poco conosciute: elleno sono degne d' un filosofo quanto d' un poeta: " vi si ravvisa stile più maschio, pensieri più chiari e più

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grandi, una copia maggiore d' immagini e di comparazioni, " in una parola più poesia che nei versi de' suoi contempo" ranei sicchè quand' anche non avesse dettato la Divina Commedia, egli pur sarebbe il primo fra i poeti di quel se"colo." Dante per altro (così io sarei tentato di conchiudere) non è soltanto il primo poeta dell' età sua, ma uno de' primi onori del Parnaso italiano anche per le sole sue liriche poesie, poichè in esse dispiegò una forza ed elevatezza non solo per l'innanzi non conosciute, ma che ben pochi hanno finor pareggiate non che superate. Egli pel suo forbito e passionato Canzoniere erotico e filosofico, è forse il massimo fra quanti

Rime d'amore usâr dolci e leggiadre..

Infatti il cantor di Francesca non potea venir meno a sè stesso, quando l'ardente affetto accendealo a dettare

« Le dolci rime d'amor ch'ei solea
Cercar ne' suoi pensieri,»

o quando la perdita della amata persona faceagli sfogare in versi l'acerba doglia; nè il cantor d' Ugolino potea meno essere e pietoso e terribile allora ch' alla discorde ed ingrata patria lanciava pieno d'amore e di sdegno i suoi poetici accenti.

Fra i rimatori contemporanei dell' Alighieri distinguonsi, siccom'è noto, Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia: ma questi pure non possono con esso lui contendere del primato. Dante medesimo, abbenchè tenesse Guido non minore a sè nell'altezza dell' ingegno, mettendo in bocca di Cavalcante le rote parole (Inferno, canto X, v. 59):

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Se per questo cieco

Carcere vai per altezza d'ingegno,

Mio figlio ov'è, e perchè non è teco?»

1 Histoire littéraire d'Italie, Première partie, chap. VII.

pure fa nota la sua compiacenza dell' averlo, quanto all' arte del dire per rima, superato, in quella guisa che il Cavalcanti superato avea il Guinicelli (Purgatorio, canto XI, v. 97) :

« Così ha tolto l'uno all'altro Guido

La gloria della lingua, e forse è nato
Chi l'uno e l'altro caccierà del nido. »

Ben notarono i maestri che, non per sola l'armonia la quale suona ne' versi, vengono gli animi dolcemente attratti e dilettati; ma che ciò si consegue più specialmente per la forza del sentimento e degli affetti. Notarono, come i concetti, i quali si tolgono dal secreto della filosofia, portano seco molta difficoltà ed oscurità, specialmente se vengano significati coi vocaboli e' modi loro proprii, ed esser perciò contrarii al diletto, ch'è il fine della poesia, o almeno almeno il mezzo conducente al fine: e come il poeta deve por cura a schivare le idee, che tengono in fatica l'intelletto, e rappresentar quelle, che atte ad esser vestite di forme sensibili, esercitano l'immaginativa. All' opposto il Cavalcanti astraendosi colla mente dalle qualità naturali, ond' è circoscritto l'oggetto dell' amor suo, inalzasi alle bellezze universali, e va per esse spaziando: ma per quella sublime contemplazione si rende impassibile ai timori, agli af fanni, agli sdegni, ed il suo amore, vestendo abito filosofico, spogliasi di quello della passione e diventa un amore fuori dell' umana natura. Cino servendosi delle materiali idee a preferenza delle spirituali, riesce più naturale, più tenero ed affettuoso: chè, se minore fosse stata in lui la verbosità e la trascuratezza nello stile (dappoichè verace n'era l'affetto), la sua poesia non apparirebbe alcuna volta languida e disarmonica. Dante tiene alquanto dell' una maniera e dell' altra in ciò, ch' esse hanno di migliore: vale a dire alla elevatezza del Cavalcanti ed alla affettuosità di Cino unisce i pregi suoi particolari, la concisione, l'energia, l'evidenza.

Cosi Dante nelle sue erotiche poesie non apparisce tanto vago delle bellezze eterne ed immutabili, che non sia più vago ancora del piacere di contemplare l' amata Beatrice, e di cercare con ansietà di esserle caro. Egli nutriva per questa donna un affetto virtuoso bensì, ma non eroico a segno di reprimere i moti del naturale appetito, e rinunciare a tutti i proprii piaceri. Questo gentile, ma pur verace amore, volle Dante rappresentare in quelle sue poesie giovanili e dico nelle poesie giovanili, poichè nelle altre, che son tutte morali e filosofiche, vuolsi aver riguardo al senso allegorico. Le analizzeremo alcun poco, prima quanto all' artifizio poetico, poi quanto al sentimento e agli affetti, ed allor faremo parole dell'amore di lui per Beatrice.

Per trattare della natura dell'amore scrisse Guido la famosa canzone Donna mi prega; per ch' io voglio dire. Nella prima stanza egli dice come, essendo stato pregato da una donna, intende di parlare di quell'accidente, il quale infra gli altri è sì nobile, che s'è acquistato il nome d'amore. Desidera a questo suo ragionamento persone intelligenti, dappoichè gli uomini volgari non potrebbero intenderlo, proponendosi di dichiarare otto cose, cioè: dove amore riposa; chi lo fa creare; qual' è la sua virtù; quanta la sua potenza; il suo essere; i movimenti o perturbazioni che in altrui cagiona; il piacimento da cui egli tiene il suo nome; e se l' uomo, per quanto lo senta lo possa mostrare. Esposto così l'argomento nella prima stanza, viene a svilupparlo metodicamente nelle altre quattro, di questa guisa incominciando :

In quella parte dove sta memora

Prende suo stato, si formato come
Diafan dal lome,- d'una oscuritate,
La qual da Marte viene, e fa dimora.
Egli è creato, ed ha sensato - nome:
D'alma costome,
e di cor volontate.
Vien da veduta forma che s'intende,
Che prende- nel possibile intelletto,
Come in soggetto, loco e dimoranza.
In quella parte mai non ha pesanza,
Perchè da qualitate non discende.
Risplende in sè perpetuale affetto:
Non ha diletto, ma consideranza;
Si che non puote largir somiglianza.

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In questo componimento sembra che il Cavalcanti volesse riunire tutto ciò che la dottrina d'amore ha di più astratto; ma egli il fece con definizioni e divisioni cotanto sottili, e con linguaggio per tal modo scolastico, che piuttostochè una canzone gli venne fatto un trattato metafisico. E pertanto agevol cosa il conoscere quanto una tal poesia, sebbene racchiuda di belle sentenze, e sia piena di molta dottrina, per voler troppo parlare all'intelletto, lasci freddo del tutto il core. Anche Dante fu pregato da amica persona a dire per rima che cosa fossesi amore: ma con quanto maggior grazia egli nol fece? Ascoltiamolo :

« Amore e cor gentil sono una cosa
Siccome il Saggio in suo dittato pone:
E così senza l'un l'altro esser osa,
Com' alma razional senza ragione.

1 Intende di Guido Guinicelli.

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