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Questo m'avanza di cotanta spene,
E questo solo ancor qui mi mantene.
Oime, terra è fatto il suo bel viso

Cbe solea far del cielo,
E del ben di lassù fede fra noi.
L'invisibil sua forma è in Paradiso
Disciolta di quel velo
Che qui fece ombra al fior degli anni suoi,
Per rivestirsen poi
Un'altra volta , e mai più non spogliarsi;
Quand' alma, e bella farsi
Taolo più la vedrem , quanto più valę

Sempiterna bellezza, che mortale.
Più che maj bella e più leggiadra donna

Tornami innanzi, come
Là dove più gradir sua vista sente .
Quest'è del viver mio l'una colonna;
L'altra è 'l suo chiaro nome,
Che sona nel mio cor si dolcemente.
Ma tornandomi a mente
Che pur morta è la mia speranza viva
Allor ch' ella fioriva;
Sa ben Amor, qual io divento, e spero

Vedal colei ch'è or si presso al yero.
Donne, voi che miraste sua beltate

E l'angelica vita
Con quel celeste portamento in terra ,
Di me vi doglia e vincavi pielate ,
Non di lei ch' è salita
A tanta pace , e me ha lasciato in guerra ;
Tal, che s'altri mi serra
Lungo tempo il cammin da seguilarla,
Quel ch' Amor meco parla ,
Sol mi ritien ch' io non recida il nodo :

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Ma e' ragiona dentro in cotal modo :
Pon freno al gran dolor che ti trasporta ,

Che per soverchie voglie
Si perde 'l Cielo, ove'l tuo core aspira;
Dov'è viva colei che altrui par morta,
E di sue belle spoglie
Seco sorride, e sol di te sospira ;
E sua fama che spira
In molte parti ancor per la tua lingua ,
Prega che non estingua ;
Anzi la voce al suo nome rischiari,

Se gli occhi suoi ti fur dolci nè cari.
Fuggi 'l sereno, e 'l verde;

Non t'appressar ove sia riso o canto,
Canzon mia , no, ma pianto :
Non fa per te di star fra gente allegra,
Vedova sconsolata in vesta negra.

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SONETTO 229.

Rotta è l'alta Colonna e 'l verde Lauro,

Che facean ombra al mio stanco pensero:
Perdat'ho quel che ritrovar non spero

Dal Borea all'Austro, o dal mar Indo al Mauro.
Tolto m’hai, Morte , il mio doppio tesauro,

Che mi fea viver lieto e gire altero ;
E ristorar nol può terra nè impero,
Nè gemma oriental nè forza d'auro.
Ma se consentimento è di destino,

Che poss' io più , se no aver l'alma trista,

Umidi gli occhi sempre e'l viso chino ?
O nostra vita , ch'è si bella in vista,

Com' perde agevolmente in un mattino
Quel che 'a molt'anni a gran pena s'acquista!

CANZONE 41.

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IO

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Amor, se vuoi ch' i' torni al giogo antico,
Come par che tu mostri, un'altra

prova
Maravigliosa e nova,
Per domar me, convienti vincer pria :
Il mio amato tesoro in terra trova,
Che m' è nascosto, ond' io son si mendico,
E 'l cor saggio pudico
Ove suol albergar la vita mia :
E s' egli è ver che tua potenza sia
Nel ciel si grande, come si ragiona,
E nell'abisso ; ( perchè qui fra noi
Quel che tu vali e puoi,
Credo che 'l senta ogni gentil persona )
Ritogli a Morte que ch'ella n'ha toltó,

E ripon le tue insegne nel bel volto.
Riponi entro 'l bel viso il vivo lume

Ch' era mia scorta , e la soave fiamma
Ch' ancor, lasso, m'infiamma
Essendo spenta , or che fea dunque ardendo?
E' non si vide mai cervo ne damma
Con tal desio cercar fonte nè fiume,
Qual io il dolce costume
Ond' ho già molto amaro e più n'attendo;
Se ben me stesso e mia vaghezza intendo,
Che mi fa vaneggiar sol del pensero,
E gir in parte ove la strada manca ;
E con la mente stanca
Cosa seguir che mai giugner non spero.
Or al tuo richiamar venir non degno,
Che signoria non hai fuor del tuo regno.

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Fammi sentir di quell' aura gentile

Di fuor , siccome dentro ancor si sente,
La qual era possente
Cantando d’acquetar gli sdegni e l'ire,
Di serenar la tempestosa mente ,
E sgombrar d'ogni nebbia oscura e vile;
Ed alzava 'l mio stile
Sovra di sé, dov'or non poria gire.
Agguaglia la speranza col desire,
E poi che l' alma è in sua ragion più forte,
Rendi a gli occhi , a gli orecchi il proprio

obbietto;
Şenza 'l qual, imperfetto
È lor oprar, e 'l 'mio viver é morte.
Indarno or sopra me tua forza adopre,

Mentre 'l mio primo amor terra ricopre.
Fa ch' io riveggia il bel guardo ch'un Sole

Fu sopra'l ghiaccio ond’io solea gir carco.
Fa ch' io ti trovi al varco
Onde senza tornar passò 'l mio core.
Prendi i dorati strali e prendi l'arco ,
E facciamisi udir siccome sole ,
Col suon delle parole
Nelle quali io 'mparai , che cosa è amore .
Movi la lingua ov'erano a tutt'ore
Disposti gli ami ov’io fui preso, e l' esca
Ch’’ bramo sempre : ei tuoi lacci nascondi
Fra i capei crespi e biondi ,
Che 'l mio voler altrove non s'invesca.
Spargi con le tue man le chiome al vento,

lvi mi lega , e puomi far contento.
Dal laccio d'or non sia mai chi mi scioglia

Negletto ad arte, e ’nnanellato ed irto;
Ne dell'ardente spirto

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Della sua vista dolcemente acerba,
La qual di e polte, più che l' auro o

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mirto,

Tenea in me verde l'amorosa voglia ,
Quando si veste e spoglia
Di fronde il bosco e la campagna d'erba .
Ma poi che Morte è stata si superba,
Che spezzò 'l nodo ond' io temca scamparne, 70
Nè trovar puoi , quantunque gira il mondo,
Di che ordischi 'l secondo;
Che giova, Amor, tuo'ingegni ritentare?
Passata è la stagion, perduto hai l'arme

Di ch'jo tremaya; omai che puoi tu farme? 75 L'arme tue furon gli occhi onde l'accese

Saette uscivan d’invisibil foco ,
E ragion temean poco,
Che contra 'l Ciel non val difesa umana:
Il pensar e 'l tacer, il riso e 'l gioco, 80
L'abito onesto e 'l ragionar corlese ,
Le parole che ’utese
Ayrian fatto gentil d'alma villana ,
L'angelica sembianza , umile e piana,
Ch' or quinci or quindi udia tanto lodarsi; 85
E’l sedere, e lo star, che spesso altrui
Poser jn dubbio, a cui
Devesse il pregio di più laude darsi.
Con quest' arme vincevi ogui cor duro:
Or se tu disarmato , i' son securo.

90 Gli animi ch' al tuo regno il cielo inchina,

Leghi ora in uno ed or in altro modo:
Ma me sol ad un nodo
Legar potei, che 'l ciel di più non volse.
Quell'uno è rotto , e 'n libertà non godo,
Dia piango e grido : Abi nobil pellegrina,

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