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MILANO
Dalla Società Tipografica de' CLASSICI ITALIANI,
contrada di S. Margherita, N.° 1118.

ANNO 1805.

DI

M. F. PETRARCA

IN MORTE

DI MADONNA LAURA.

SONETTO 228.

Oime

imè il bel viso, oimè il soave sguardo, Oimè il leggiadro portamento altero, Oimè'l parlar ch' ogni aspro ingegno e fero

Faceva umile, ed ogni uom vil, gagliardo; E oimè il dolce riso ond' uscio 'l dardo

Di che morte, altro bene omai non spero : Alma real, dignissima d'impero ,

Se non fossi fra noi scesa si tardo . Per voi convien ch'io arda, e'n voi respire:

Ch'i pur fui vostro, e se di voi son privo, Via men d'ogni sventura altra mi dole. Di speranza m'empieste e di desire,

Quand' io partî dal sommo piacer vivo;
Ma'l vento ne portava le parole .

CANZONE 40.

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Che debb'io far? che mi consigli, Amore ?

Tempo è ben di morire,
Ed ho tardato più ch' i' non vorrei.
Madonna è morta , ed ha seco 'l mio core,
E volendol seguire ,
Interromper conven quest'anni rei :
Perchè mai veder lei
Di qua non spero; e l'aspettar m'è noja.
Poscia ch'ogni mia gioja
Per lo suo dipartire in pianto è volta ,

Ogni dolcezza di mia vita è tolta .
Amor, tu 'l senti, ond' io teco mi doglio,

Quant' e 'l danno aspro e grave;
È so che del mio mal ti pesa e dole,
Avzi del nostro, perch' ad uno scoglio
Avem rotto la nave :
Ed in un punto n'è scurato il Sole.
Qual ingegno a parole
Poria agguagliar il mio doglioso stato ?
Abi orbo mondo ingrato,
Gran cagion hai di dever piavger meco;

Che quel ben ch'era in te, perdut' hai seco.
Caduta è la tua gloria , e tu nol vedi ;

Nè degno eri mentrella
Visse quaggiù, d'aver sua conoscenza ,
Nè d'esser tocco da' suoi santi piedi ,
Perchè cosa si bella
Devea 'l ciel adornar di sua presenza .
Ma io , lasso , che senza
Lei nè vita mortal ne me stess'amo;
Piangendo la richiamo:

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