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lumi ed ajuti per la grand'opera del surriferito Ginguéné, della quale diede inoltre alcuni volumi in continuazione collo stesso metodo e nel medesimo francese idioma. A questi poi m'è dato unirvene altri quattro, i quali più di recente si occuparono del nostro DANTE, voglio dire il Fauriel, l'Ozanam, il Delécluze e il Labitte; e potrei nominare anche per giunta il sig. Artaud de Montor, se dal voluminoso suo libro intitolato Istoria di Dante Alighieri, utile più che a noi, ai Francesi, pe' quali probabilmente l'ha scritta, avessi potuto cavarne qualche passo confacente all'argomento.

X. A malgrado però che apparisca generalmente chiaro il senso, e sia sempre nitida ed elegante l' elocuzione di questo primo grazioso opuscolo dell'Allighieri, egli è pur d'uopo non dissimulare che varii tratti sono avvolti in densa oscurità, e resistono alla letterale interpretazione, sotto qualsivoglia aspetto si tenti d'intenderli; e chi legge, (osservano gli Editori milanesi) trovasi talvolta per modo assorto fra le astrazioni ed il mistero, che gli è forza confessare, non poter essere l'amore di DANTE altro che allegorico. In alcuni di tali passi, che mi parvero di non facile intelligenza, ed aprire qualche strada al dubbio, ebbe a fermarsi il mio pensiero; nè lasciai di farne cenno, più per avvertirne altrui, che per intenzione di decifrarne le appresentatesi difficoltà; lo che mi avrebbe dilungato dal proponi mento di chiarire, anzi che altro, il senso della lettera, e di stabilire nella tanta varianza delle stampe e dei codici l'esatta lezione del testo. Altri, per esempio, avrà posto mente alla cura con cui DANTE si studia di notare la molta parte che il numero nove rappresenta nelle cose narrate in questo libro: esso infatti può dirsi un centro, intorno a cui ruotano gli avvenimenti a mano a mano descritti. L' Autore medesimo sulla fine del §. XXIX fa simile avvertenza; tanto pare interessargli che si presti attenzione a questa, direbbesi quasi, misteriosa particolarità. Età di nove anni ne' due fanciulli, §. II: apparizione di BEATRICE a DANTE dopo nove anni e nove giorni da che si erano veduti la prima volta; e saluto di

lei sull' ora nona mattutina; quindi maravigliosa visione di lui nell'ora prima delle nove ultime di notte, §. III: il nome di Beatrice non vuole starsene in altro numero fuori del nove fra quelli delle 60 più belle della città, §. VI: altra visione di DANTE alle ore nove del giorno, §. XII: sua malattia di nove di, e vaneggiamento seguito da altra visione al nono giorno, §. XXII: numero nove, da lui avvertitamente rammentato siccome amico di Beatrice, §. XXIX: morte di lei avvenuta nel nono giorno del nono mese dopo la diecina nona del secolo XIII; congiunzione dei nove cieli propizia al nascimento di lei; tre radice del nove, poichè moltiplicato per sè senza sussidio d' altro numero produce nove; dunque tre fattore del nove, numero di miracolosa perfezione, §. XXX: finalmente, per altra · visione in sull'ora di nona, gli apparisce Beatrice in vestimenta sanguigne e nell' età di nove anni, come la prima volta che la vide,

XL. E qui crederei far opera inutile, ricordando i nove cerchi dell' Inferno del suo Poema; i nove scaglioni del Purgatorio, per cui ha immaginato di salire ai nove cieli, nell' ultimo de' quali è collocato il Paradiso, o sia la suprema beatitudine costituita dalla visione di Dio, ch'è nel centro di nove cori d' Angeli.

Ma, per la ragione detta superiormente, non mi tratterrò più oltre intorno a cosiffatto argomento; imperciocchè mettendomi sulla via aperta dal sig. Rossetti, il quale ben lontano, come si disse, di riconoscere in Beatrice una femmina mortale, non altro in essa raffigura che un mistico personaggio; asserendo di più che la Vita Nuova è scritta da capo a fondo con doppio senso, e in segreto linguaggio di convenzione usato dai settarii di fazione ghibellina; troppo altro tempo e più mature considerazioni si richiederebbero per venire ad un positivo concetto. Se non che questo scrittore, di vivace immaginativa e di moltiforme erudizione, appuntella le sue opinioni con argomenti di sottilissimo ingegno, e con stringente dialettica, da tener qualche volta in sospeso il giudizio altrui sul vero significato di ciò, che DANTE abbia voluto farci comprendere. Atteso però che Dante, Vita Nuova.

C

il soprallodato critico ha promesso di dare in luce un suo pieno comento della Vita Nuova, aspetteremo di conoscere allora il complesso delle dottrine di lui; mentre parecchie obbiezioni potrebber ora sollevarsi sopra un sistema d'idee non per anche corroborato dalle necessarie prove, un barlume del quale procurai di porgere negli estratti che ne ho riferiti - 18).

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Tutte le osservazioni che nel corso dell'opera mi accadde di fare in contrario 19), desidero che sieno riguardate come semplici dubbii provenienti da difetto di convinzione, la quale tuttavia potrebbe succedere alle prove dal sig. Rossetti promesse con sicurezza di condurre la dimostrazione al punto di assoluta evidenza. Per esempio non saprebbesi concepire, 1. Come la Beatrice della Vita Nuova, supposto che DANTE abbia simboleggiato in essa la Filosofia, sia stata posta dall' Altissimo Sire nella città di Firenze, e non anche altrove (§. VI); 2. Chi si fosse l'altra scienza compagna della Filosofia, la quale poi mori (§. VIII); 3. Come possa intendersi, che il padre della Filosofia, l' Imperatore dell' universo (così nel Convito) sia uscito di vita (§. XXII), lasciando in pianto la bellissima figlia, a consolazione della quale DANTE compose i Sonetti Xe XI? 4. In qual modo si spiegherebbe avvenuta propriamente sulla fine del secolo XIII la morte della Filosofia (§. XXXIX), con che termina la Parte I della V. N., ed ha principio la II, nella

18) Vedi li documenti citati nella nota dianzi, non che la conclusione a pag. 123, ove per equivoco fu impresso nota 81), a pag. 90, invece di nota 8) al §. XLIII, pag. 90. Quindi è, che dovendo io rimanere imparziale nella questione, anche per le ragioni espres se nelle note 13 e 14 alla Prefazione del Volume V già pubblicato, contenente l'Epistole di DANTE ecc., dichiaro che ben lungi dall' aver voluto sentenziare, non intesi che esporre qui e colà alcune dubbiezze, anzichè opposizioni; e lealmente sottopongo all'esame del pubblico le ragioni dei contendenti, parendomi convenevole di lasciar pendente la lite, finchè dal sig. Rossetti non sia dato in luce il compimento della sua opera sotto il titolo - LA BEATRICE di Dante- Ra

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a pag. 21 la nota 37)

a pag. 52 la no

a

ta 55) a pag. 58 la nota 15)
a pag. 64
le note 10 e 11) - a pag. 66 le note 2, 3,
4, 5, 6) a pag. 67 le note 13, 14)
pag. 83 la nota 10) - a pag. 87 la nota
4, ove fu equivocato citando la nota 3,
pag. 17, invece di nota 4, pag. 9
a pag.
90 la nota 8) al §. XLIII.
terza delle NOTE AGGIUNte.

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a pag. 92 la

quale si celebrano le lodi di lei quasichè divinizzata? 5.° Come può essere, che in Beatrice fosse personificata la Filosofia, mentre questa scienza non è da supporsi nata, vissuta e morta esclusivamente in Firenze, com'è detto nel §. XLI? 6. Se, come sostiene il sig. Rossetti, B. fosse mancata a' vivi nel 1281, avrebbe dunque avuto soli 15 anni; il che sta in contraddizione con quello che dice Dante (§. II), cioè che fu da lei salutato 9 anni dopo che l' avea veduta la prima volta in età novenne, e in conseguenza quando contava già 18 anni (V. anche §. III, e ivi nota 1 a pag. 5): oltredichè tanto egli (§. XXX), che il Boccaccio (Comento ecc.), chiaramente affermano avvenuta nel 1290 la morte di Beatrice. Ma sopra queste, direi quasi, interpellanze si attenderanno gli opportuni schiarimenti; e frattanto mi sia lecito di riflettere, che se il linguaggio della Vita Nuova dovesse riguardarsi come un gergo di setta, un frasario convenzionale, si renderebbe affatto nullo l'interesse che ora ispira ogni pagina di questo scritto così affettuoso; e l' Autore sembrerebbe aver voluto prendersi giuoco della sensibilità dei lettori, che in buona fede lo avessero seguito nella esposizione storica delle sue giovenili avventure, senza pensare d'essere ingannati, e costretti anzi ad intendere in ogni parola, in ogni frase una mistica allusione, un segreto politico o religioso.

XI. Volendo pertanto far parola d'altri particolari concernenti a questo volume; giacchè, quanto ai volumi successivi, avrò l'opportunità di discorrerne, secondochè se ne andrà facendo la pubblicazione; renderò qui conto dei varii mezzi, oltre agl' indicati in addietro, dei quali mi giovai sia pei riscontri del testo, sia per assicurarmi della lezione migliore e da preferirsi.

Premesso che alla mia edizione della Vita Nuova ho fatto fondamento quella di Crusca 1723, diedi tuttavia luogo qualche volta, siccome già accennai, a lezioni diverse, quando le conobbi confortate da maggior numero di stampe e dall' autorità dei codici, giustificando in nota i motivi della preferenza data. Tutte le annotazioni

del Biscioni e quelle degli Editori milanesi e pesaresi, non che del moderno fiorentino, doveano naturalmente avervi posto, onde si trovassero congiunti gli studii di coloro che mi precedettero; e se alcuna volta non fui d'accordo con essi, mi feci debito di soggiunger le ragioni della mia discrepanza di parere, salvo sempre il rispetto da me altamente professato a quegli uomini distinti.

In aggiunta ai due codici Trivulziani B. F. descritti nell' Indice bibliografico delle stampe e dei manoscritti, che precede il testo della Vita Nuova, per le citazioni dei quali mi riportai pienamente all'unica e rara edizion di Milano, mi è stato utilissimo un altro codice di casa Martelli di Firenze, che a mia istanza prestossi a confrontare il chiarissimo amico mio sig. abate Giuseppe Manuzzi con somma diligenza, e colla singolare perizia di cui già diede tante prove in questa sorta di lucubrazioni. Del qual codice e del fattone riscontro da egli ragguaglio nella lettera che gli piacque dirigermi, e che, siccome a proprio luogo, premisi alla Tavola delle voci e maniere di dire non registrate nella quarta impressione del Vocabolario, da lui cavate nello spoglio appositamente eseguito della V. N., e ch' io aggiunsi alla Tavola (IV) delle voci registrate dagli Accademici della Crusca - 20), per convenevol corredo del libro, ed a vantaggio degli studiosi della italiana favella.

XII. E siccome il surriferito filologo, per la compilazione della sua Tavola (VI), si è servito della edizione pesarese; così mi fu necessario raffrontare la citazione delle pagine della medesima con quelle del testo Biscioni (1723), principalmente usato dagli Accademici; ond'è che venni accorgendomi di non poche varianti nei passi allegati per esempio di voci o maniere di dire; il che diede motivo ad

20) Questa debbesi al ch. Professore che fu DANIELE ab. FRANCESCONI, già Bibliotecario della Università di Padova, che secondò le mie preghiere, trascrivendola di sua mano dall' Elenco universale di tutti i testi compilato dal veneto patrizio conte ALVISE

MOCENIGO del fu cavaliere ALVISE. Io riscontrai le voci ad una ad una nel Vocabolario a fronte della Vita Nuova; e di qualche rettificazione negli esempi ho fatto avvertenza a suo luogo.

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