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-1B,

TELL

PICHA : 99 17636

I.

Vedi Chiabrera, time ha

XX.

ALL'ITALIA.

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri, 13).
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
I nostri padri antichi."Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue ! oh qual ti veggio,
Formosissima donna ! lo chiedo al cielo
E al mondo; dite, dite :
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,

Che di catene ha carche ambe le braccia;
(5) Si che sparte le chiome e senza velo

Siede in terra negletta e sconsolata,(2)
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, chè ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata

E nella fausta sorte e nella ria.
for Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive, ,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;

V. 20

onero xvi 3 3

(6)

Virgilio An. I. bot

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(5)
Chè fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella ?
Perchè, perchè ? dov'è la forza antica,
Dove l'armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando ?
Chi ti tradì ? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l'auree bende ?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco ?
Nessun pugna per te ? non ti difende
Nessun de' tuoi ?. L'armi, qua l’armi:, io solo
Combatterd, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl'italici petti il sangue mio.

Dove sono i tuoi figli ? odo suon d'armi
E di carri e di voci e di timballi :
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.(?)
Nè ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento ?
A che pugna in quei campi
L'itala gioventude ? O numi, o numi !
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.

(*12

Mirico

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.60

Oh venturose e care e benedette
L'antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre ;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch'alme franche e generose !
Io credo che le piante e i sassi e l'onda
E le montagne vostre al passeggiere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprir le invitte schiere

De’corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Estilo=Jferbiani Allor, vile e feroce,

Serse per l'Ellesponto si suggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;

;
E sul colle d'Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide (1) salia,
Guardando l'etra e la marina e il suolo.

nso
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch'offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch'al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nell'armi e ne'perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?
Come si lieta, o figli,
L'ora estrema vi parve, onde ridenti

Correste al passo lacrimoso e duro ?
Omero X. XV , Parea ch'a danza e non a morte andasse ,

Ciascun de vostri, o a splendido convito:
Ma v'attendea lo scuro
Tartaro, e l'onda morta;

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12)

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Nè le spose vi furo o i figli accanto
Quando su l'aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.

Ma non senza de'Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,

Or questo fianco addenta or quella coscia ; 1. XVII (?)

Tal fra le Perse torme infuriava *1-64.

L'ira de’greci petli e la virtute.
Ve'cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno ;
Ve'come infusi e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d'infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L'un sopra l'altro cade. Oh viva, oh. viva :
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.

Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell'imo st ideran le stelle ,
Che la memoria e il vostro

Amor trascorra o scemi.
the Bergh)
kadés d'étérpreted

La vostra tomba è un'ara; e qua mostrando
Bupós d’ó zágos. Verran le madri ai parvoli le belle

Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste žolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall'uno all'altro polo.
Deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest'alma terra:
Che se il fato è diverso, e non consente

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