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era

onde nascono queste, verrò a quelle parole le quali sono scritte nella mia memoria, sotto maggiori paragrafi. Poichè furon passati tanti di, che appunto eran compiuti li nove anni appresso l'apparimento soprascritto di questa gentilissima, nell'ultimo di questi dì avvenne, che questa mirabil donna apparve a me, vestita di colore bianchissimo, in mezzo di due gentil donne, le quali erano di più lunga età, e passando per una via, volse gli occhi verso quella parte, ov'io molto

pauroso: e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel gran secolo, mi salutò virtuosamente, tanto ch'egli mi parve allora vedere tutti li termini della beatitudine. L'ora, che'l suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quel giorno. E perocchè quella fu la prima volta, che le sue parole si mossero per venire a’miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebbriato mi parti' dalle genti, e ricorsi al solingo luogo d'una mia camera, e posenii a pensare

di questa cortesissima. E pensando di lei, mi sopraggiunse un soave sonno, nel qual m'apparve una maravigliosa visione. Chè a me parea vedere nella mia camera una nebula di color di fuoco, dentro dalla quale io discernera una figura d'un signore

di

pauroso aspetto, a chi'l guardasse: e pareami con tanta letizia, quanto a sè, che mirabil cosa era: e nelle sue parole dicea molte cose, le quali io non intendea, se non poche; tralle quali io intendea queste: Ego dominus tuus. Nelle sue braccia mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che involta mi parea in un drappo sanguigno leggermente; la quale io riguardando molto intentivamente, conobbi che era la donna della sa

lute, la qual m'avea il giorno dinanzi degnato di salulare. E nell' una delle mani mi parea che questi lenesse una cosa, la quale ardesse tutta: e pareami che mi dicesse queste parole: Vide cor tuum. E quando egli era stato alquanto, pareami che disvegliasse, quesla che dormia : e tanto si sforzava per suo ingegno, che egli le facea mangiare questa cosa, che in mano gli ardea; la quale ella mangiava dubitosamente. Appresso ciò, poco dimorava che la sua letizia si convertia in umarissimo pianto; e così piangendo, si ricoglieva questa donna nelle sue braccia: e con essa mi parea che se ne gisse verso ‘l Cielo; onde io sostenea sì grande angoscia, che 'l mio deboletto sonno non potè sostenere, anzi si ruppe, e fui disvegliato: ed immantenénte cominciai a pensare, e trovai che l'ora, nella quale m’era questa visione apparita, era stata la quarta della notle; sicchè appare manifestamente, ch'ella fu, la prima ora delle noye ultime ore della notte. Pensand’io a ciò che m'era apparito, proposi di farlo sentire a molti, li quali erano famosi trovatori in quel tempo; e conciofossecosachè io avessi già veduto per me medesimo l'arte del dire parole per rima, proposi di fare un Sonetto, nel quale io salutassi tutti li fedeli d' Amore: e pregandoli, che giudicassono la mia visione, scrissi loro ciò che io aveva nel mio sonno veduto: e cominciai allora questo Sonetto :

A ciascun'alma presa, e gentil core,

Nel cui cospetto viene il dir presente,
In ciò che mi riscrivan suo parvente,
Salute in lor Signor.cioè Amore.

Già eran quasi, ch’atterzate l'ore

Del tempo, ch'ogni stella è nel lucente,
Quando m'apparve Amor subitamente,

Cui essenzia membrar, mi orrore.
Allegro mi sembrava Amor, tenendo

Mio core in mano, e nelle braccia avea

Madonna, involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d' esto core ardendo

Lei paventosa umilmente pascea,
Appresso gir lo ne vedea piangendo.

Questo Sonetto si divide in due parti: che nella prima parte saluto, e domando responsione, e nella seconda significo a che si dee rispondere. La seconda parte comincia quivi: Già eran quasi. A questo Sonetto fu risposto da molti, e di diverse sentenzie, tra quali fu risponditore quelli, cui io chiamo primo degli amici miei, e disse allora un Sonetto, il quale comincia:

Vedesti al mio parere ogni valore, ec. E questo fu quasi il principio dell' amistà tra me e lui, quand'egli seppe, ch'io era quelli che gli aveva ciò mandato. Il verace giudicio del detlo Sonetto non fu veduto allora per alcuno, ma ora è manifesto alli più semplici.

Da questa visione innanzi cominciò il mio spirito naturale ad essere impedito nella sua operazione; perocchè l'anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima: ond’io divenni in picciol tempo poi di sì frale e debole condizione, che a molti amici pesava della mia vista: e molti, pieni d'invidia, già si procaccia

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vano di

saper di me quello che io voleva del tutto celare ad altri. Ed io, accorgendomi del malvagio addomandare che mi facevano, per la volontà d'Amore, il quale mi comandava secondo'l consiglio della ragione, rispondeva loro, che Amore era quelli che m'avea così governato: diceva d'Amore, perchè io portava nel viso tante delle sue insegne, che questo non si potea ricoprire. E quando mi domandavano: per cui t'ha cosi disfatto questo Amore? ed io sorridendo li guardava, e nulla dicea loro.

Un giorno avvenne, che questa gentilissima sedeva in parte, ove s'udivano parole della Reina della gloria, ed io era in luogo dal qual vedea la mia beatitudine: e nel mezzo di lei e di me, per la retta linea, sedea una gentil donna di molto piacevole aspetto, la quale mi mirava spesse volte, maravigliandosi del mio sguardare, che pareva che sopra lei terminasse; onde molti s'accorsero del suo mirare; ed intanto vi fu posto mente, che partendomi di questo luogo, mi senti' dire appresso: vedi, come cotal donna distrugge la persona di costui? e nominandola intesi, che diceano di colei che mezza era stata nella linea retta, che moveva dalla gentilissima Beatrice, e terminava negli occhi miei. Allora mi confortại molto, assicurandomi che 'l mio segreto non era comunicato il giorno altrui per mia vista; ed immantenente pensai di far di questa gentil donna schermo della verità; e tanto ne mostrai in росо di tempo, che 'l mio segreto fu creduto

sapere persone che di me ragionavano. Con questa donna mi celai alquanti anni e mesi, e per più far credente altrui, feci

per

lei certe cosette per rima, le quali non è

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dalle più

"

venne

di quel

mio intendimento di scriver qui, se non in quanto facesse a trattar di quella gentilissima Beatrice; e però le lascerò tulte, se non che alcupa de scriverò, che pare che sia lode di lei.

Dico, che in questo tempo che questa donna era schermo di tanto amore, quanto dalla mia parte, mi

na volontà di volere ricordar lo no la gentilissima, ed accompagnarlo di molti nomi di donne, e spezialmente di questa gentil donna; e presi li nomi di sessanta, le più belle donne della città ove la mia donna fu posla dallo altissimo Sire; e composi una pistola solto forma di serventese, la quale io non iscriverò, e non n'avrei fatla menzione, se non per quelJo, che, ponendola, maravigliosamente addivenne, cioè che in alcuno altro numero non sofferse il nome della mia donna stare, se non in sul nono, tra' nomi di queste donne.

La donna, colla quale io aveva tanto tempo celata la mia volontà, convenne che si partisse della sopraddelta città, e andasse in paese

lontano. Perchè io quasi sbigottito della bella difesa che m'era venuta meno, assai me ne sconfortai, più che io medesimo non avrei creduto dinanzi: e pensando che, se della sua partita io non parlassi alquanto dolorosamente, le persone sarebbero accorte più tosto del mio nascondere; proposi adunque di fare alcuna lamentanza in un Sonetto, lo quale io scriverò, perciocchè la mia donna fu immediata cagione di certe parole, che nel Sonetto sono, siccome appare a chi lo ’ntende; ed allora dissi questo Sonetto:

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