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Il Rinascimento, nelle varie sue manifestazioni nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, nelle sue cause, ne' suoi effetti, nelle sue vicende, fu, in Italia e fuori, oggetto di amorose e dotte ricerche di pensatori, di storici e di artisti. Moltissimo di quel grande periodo è noto, e non v'ha persona di mezzana cultura, la quale non ne conosca le fasi principali, le idee che vi ebbero predominio e i grandi ingegni che l'onorarono. Ciò che meno in quel periodo s'è studiato, è il rifiorire della poesia latina, rifiorire che arriva veramente al suo apogeo, quando l'epoca, dagli storici designata coll'appellativo di Rinascimento, già volge al suo termine, e che troppo spesso dagli storici medesimi s'è considerato come un semplice fenomeno storico e letterario, conseguenza necessaria del rinnovellato pensiero pagano e degli studi classici risorti, lavorio grandioso, ma arido, di fredda imitazione, ma privo affatto d'importanza estetica e indegno delle ricerche e degli studi dell'artista.

Dopo il poemetto dell'Arsilli De Poetis Urbanis,' dopo l'elogio di Paolo Giovio, ? il dialogo di Lilio Gregorio Giraldi,» l'opera del Gaddi sugli scrittori non ecclesiastici,' nessuno con maggiore serenità di critica di quello che non potessero costoro, e con più fine e amoroso accorgimento artistico, ha preso a studiare i tanti poeti che, cantando latinamente, onorarono nei secoli xy e XVI l'Italia, e che, in un momento d'entusiasmo facevano esclamare a Marcantonio Flaminio:

nimis beata
Nostra tempora, quae suos Catullos
Tibullos et Horatios suosque
Marones habuere. Quis putasset
Post tot saecula tam tenebricosa
Et tot Ausoniae graves ruinas
Tanta lumina tempore uno

Oriri potuisse ? 5

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1 Pubbl. in app. al Vol. vit della Storia della Letteratura Italiana del Tiraboschi.

Elogia virorum litteris illustrium, in Pauli Iovıı Opera. Basileae, molXXVII.

Dialogus de Poetis suorum temporum, in Lilii GREGORII GIRALDI Opera. - Lugduni, MDCLXXXXVI.

4 Iacobi Gaddi. De scriptoribus non ecclesiasticis. Florentiae, MDCXLVIII.

5 Carminum Lib. v. Ad Card. Alexandrum Farnesium. Cfr. Walch. Historia critica latinae linguae. - Lipsiae, MDCCXVI. a pag. 430 e seg.

Assai prima del Flaminio, Basinio de' Basini, poeta nato

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Il Tiraboschi, valendosi principalmente dell'Arsilli, del Giovio e del Giraldi, dei più notevoli di quei poeti dà assai diligenti cenni biografici, e notizie sommarie sulle loro opere;

ma la critica minuta sul valore di ciascuno, l'esatto computo di quanto ciascuno si sia allontanato dall'imitazione di un classico, e ne' suoi canti abbia ritratto e vita e idee e sentimenti suoi, non l'abbiamo nė dal Tiraboschi, nè da alcun altro.

Le storie letterarie è molto quando spendono qualche parola sui principalissimi fra i poeti latini del rinascimento; di molti assai degni di nota non dicon verbo, e c'è da scommettere che più d'un professore di letteratura, interrogato a bruciapelo chi fosse Andrea Navagero o Giovanni Cotta o Giambatista Amalteo o Benedetto Lampridio, stenterebbe a rispondere.

nel Parmense (probabilmente a Tizzano) nel 1421 e fiorito alla corte riminese, ove mori nel 1457, scriveva a Pandolfo Malatesta :

post Gothos et tempora perdita luxu
Amissas et opes Grajorum, lingua latina
Quo fuit in precio nisi nunc ? quando optimus ille
Victorinus opes gremio difudit aperto
Guarinusque pater, nec non Leonardus et omnes
Ante alios melior Theodorus et ipse Philelphus
Atque alii surgunt nostro qui tempore vates
Perottus nostrique decus Laurentius aevi,
Orator, nostraeque simul facundia linguae

Poggius et qui sunt sub te, Sismunde, Poetae.
BASINI PARMENSIS. Epistola ad Sigismundum Malatestam.
Cod. della Bibl. parmense, 1197; HH, II, 93.

i Storia della Lett. Ital. Vol. VI O VII.

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Tutto proviene dal pregiudizio troppo inveterato di considerare la poesia latina del quattrocento e del cinquecento, tutta come un lavorio vano d'imitazione, e conseguentemente di crederla indegna di studio.

Certo l'imitazione ci fu: Virgilio più di tutti, e Ovidio e Catullo, principalmente, ebbero imitatori pedissequi, e non mancarono purtroppo poeti che solo nei canti di quei grandi cercarono le ispirazioni. Anzi può dirsi che, più o meno, nelle forme, imitarono quasi tutti; ma i più attinsero le ispirazioni alle fonti della vita, e trasfusero nei canti e gioie e dolori e passioni sentite, e allora l'imitazione di forme, di immagini, di armonie,

non nuoce.

Non seguo, discorrendo brevemente in queste pagine de' poeti latini del rinascimento, il rigoroso ordine cronologico, e reco subito l'esempio di Iacopo Sannazzaro, lo statuarius poeta, che nei

1 Il Gregorovius afferma senz'altro che la lirica neo-latina del rinascimento, “ci fa l'impressione di qualche cosa di inanimato e di superfluo. ,

Storia della città di Roma nel medio evo. trad. del Manzato; Venezia, 1872-76. Vol. viii, p. 400.

Il Carducci nel suo libro sulle Poesie latine edite ed inedite di L. Ariosto (Bologna, 1875) ha parole giustamente severo contro la leggerezza con cui oggi si giudica in Italia la poesia neo-latina del rinascimento, il cui studio troppo spesso è considerato fra noi come una palestra d'imitazione e una disciplina di servitù.

2 GIRALDI. Dial. cit., col. 529.

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