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DOGE.

ANTONIO FOSCARINI.

DOGE.

DOGE.

Bellissima di forme e di costumi ,
È negli anni più verdi, e dell'altero

Or se conosc
L'etade alla vecchiezza omai dechina? I perigli del loco, io più non oda
Congiunge amor la plebe, ei nostri pari Dal labbro tuo queste parole. Altrove
O l'orgoglio del sangue, o il censo avito. Or lo stato mi chiama : agli anni audaci

Più cauti modi amor di figlio insegni. (Perfida donna, e lo potea !)

SCENA V.
Ti duole

ANTONIO FOSCARINI.
Che di tante fortune unica erede
Cresca possanza al tuo nemico ?... il figlio Oh Dio, che intesi mai! Come i pensieri
Lielo farò di nozze illustri...

Servon gli alletti : tirannia che scende ANTONIO FOSCARINI.

Fino all'ultimo volgo, qui dai figli Ah cessa... Del patrizio incomincia : ogni tiranno

Padre si chiama... Oh Contaren, vinIl genilor fai pago; egli sorrida,

cesti!... E senta il peso alleggerir degli anni, Quanto infelice io son! più non potea Quando terrà sulle ginocchia il figlio Sperar la tua vendetta !... Uguale io sono Del figlio suo... Di Contaren la sorte Al prigioner che in un felice sogno Temer non puoi.

Rivolgendo le braccia a cara immago,

Si desta al suono delle sue catene. Come!

O Teresa, o Teresa! Ah! dolce un giorno

Fu per me questo nome , ed ogni donna La destra ottenne

Cosi chiamata mi sembrò gentile : Senza il voto dei cor : servi Teresa

Or parola d'orrore !... Almen potessi Al paterno voler.

Vederla!... ma la sua virtù potrebbe

Temer la mia presenza... A lei son noto; (Men rea divenne,

Sa che l'amai senza delitto, e posso (bre Ma più infelice).

Senza speranza amarla... In mezzo all'omI giorni suoi consuma

Con agil legno io scorrerò sull'onda Tacita cura...

Che lambe appena le guardate soglie...

Or mi sovvien che con dolenti rime (Oh cielo!)

Lieve conforto ritrovar tentai

All'amara partenza. Un di quei versi

E quel superbo Scrissi piangendo, e gli solea Teresa Invan le mute interpretar s'allanna Cantar piangendo... Ascolti nella notte, Rampogne del dolor.

Che fa l'alma più grande e il cor più mesto, ANTONIO FOSCARINI.

Quest'inno del dolore... Ahi! l'inno mio. (Che m'ami ancora!)

ANTONIO FOSCARINI.

DOGE.

ANTONIO FOSCARINI.

DOGE.

ANTONIO FOSCARINI.

DOGE.

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TERESA.

Con lieto sguardo a contemplar la tomba. Se nel loco si piange ove m'aspetta. Pur ti ritiene un sovvenir, che regoa

CONTARINI. Come l'idea del fallo in sen del reo; Se di memorie acerbe ed onorate Veggo la speme nel dolor nascosa... Nutri il dolor nelle paterne case, Impallidisci!... Oh se palese un giorno Breve sarà , chè abbandonarle io deggio. Fia questo arcano del tuo pianto, e l'ira Sai che in Vinegia un orator straniero Alfin saprà ciò che all'amore occulti ! È vicino fatale : e quel di Spagna Se un ver che temo io scoprirò !... Il bel giardino agli occhi tuoi funesto

Signoreggia col guardo. Ma non spero

Signore, Giorni tranquilli per cangiar di loco; La data fè ti serbo.

Chè a me sempre t'involi, e ti diletta CONTARINI.

Il muto orror di solitario albergo,
I suoi principii Ov’erri sola, e con i rei sospiri
Mal ricordi al sospetto. Innanzi all' ara Implori un ben ch'io non conosco; e tutto
La tua mano tremò della mia gemma, Il fallo accusa che sul cor ti pesa.
Mancò sul labbro la parola incerta Languor, silenzio, impallidir frequente,
Che infelici ne rese , e tu col velo O torbida quïete, o brevi sonni...
Che il pudor delle sposa orna e difende, Ingannarmi non puoi... su quelle piume
Le lacrime celavi , e il tuo rossore Veglia col tuo dolore il mio sospetto.
Non era quel dell'innocenza.

E non ha pompe la città giuliva
TERESA.

Che sian grate al tuo core: invan tichiama

Al padre Tenera cura di pietose amiche. Potei lieta ubbidir? composte appena La sposa ov'è di Contaren? richiede Nella certa magion del suo riposo Meravigliando il volgo; e tu potresti Eran l'ossa materne : io le venia Sulle donne dell’ Adria erger la fronte, Divotamente a visitar col pianto, Delle tue forme e de' miei doni altera, Ed il velo lugubre ancor scendea

Del tuo signore esercitar sull'alma Sulla pallida fronte; allor ti piacque La breve tirannia della bellezza. Colle tue gemme opprimerla , condurmi Spargi d'oblio queste tue cure... al Doge Da quel sepolcro all'ara. Ah ch'io dovea Applaude la città , gli torna il figlio Col dolce peso delle sacre bende Dall' elvetiche genti. Mutar quel velo, io che trovai gli affanni

TERESA. Sul fiorito sentier di giovinezza ,

(Oh Dio, che ascolto!) lo che le gioie, onde la vita è cara,

CONTANINI.
Non conobbi giammai. Dolente allora (Trema, arrossisce !...)
Tu di me non saresti, e in santo asilo
Volti avrei gli occhi lacrimando al cielo,

Loredan s' inoltra. Che col dolor ci chiama.

SCENA II.
CONTARINI.
Al ciel non sempre

CONTARINI.
S'ergon, donna, i tuoi lumi; al suol glivolgi

Fuggi, ma molto il suo rossor mi disse; Pallida, incerta, se indagarvi io tento

Il caso fe' più del consiglio! avessi
Il tuo segreto; e da te cerco invano

Letto nell' empio core! esser tentai
Uno sguardo d'amor che mi conforti,
Un breve riso, una parola amica

Interpetre del pianto, e non conobbi

Che meglio dell' amor, l'odio si cela. Che mi potrebbe serenar la fronte, Grave di cure dello stato...

SCENA III.

CONTARINI E LOREDANO.
Sentir letizia nel palagio avito
Che fe' vuoto la morte ? io qui perdei O Loredano, dall'afflitto amico
La madre e il genitor, che presto in cielo Giungi aspettato.
A quella pia si ricongiunse, e poco

LOREDANO.
Piangerà su colei che qui rimase,

Favellar non posso

TERESA.

TERESA.

E posso

CONTARINI.

LOREDANO.

CONTARINI.

LOREDANO.

CONTARINI,

LOREDANO.

Delle private cure , io che vegliai
Nel meditar le pagine severe

Abbiam fra noi comune Scritte dal senno e dal timor degli avi: Odio e poter... ma te beato ... il sangue E molto intesi nel volume arcano, Sperar tu puoi del tuo nemico illustre... Sol da noi letto... Inquisitor di stato Maun Doge !... il ferro onde cadea Faliero, E quanto debba e quanto possa , ascolti. lo con tacita gioia appeso miro

Fra l'armi del Senato; ma snudarlo Parla.

In questa molle età saria periglio.

Vinto dal senno è l'odio : jo vo' che basti Qui sonno simular conviene,

Una vittima a due : benchè quel giorno E aver mille occhi e mille orecchi aperti,

lo ben ricordi, in cui d'Antonio il padre E far tesoro di parole e cenni,

In me lanciava una parola acerba , Scrivere anche il sospiro : ove dispieghi

Che fu gioia ai nemici , e come dardo Il vizio le sue pompe, ognor presente

M' è confitta nel core.
Vegli la nostra cura : hanno i piaceri
Il lor delirio : si discende allora

Il mio nemico Negli abissi del core : un solo istante

Come offender potró?
Scopre gli arcani di molti anni, e tutto
Si sorprende il pensiero. A noi si affida

Dove all' accuse Un immenso poter : molti ha segreti ,

S'apre gelido marmo, io questo foglio Molti ha terrori; è simile alla notte;

Ritrovava poc' anzi. Sta la sua forza nel mistero : il mondo

CONTARINI lo prende e lo legge.

È dello stato Non ha gran forza che non sia mistero.

Nemico Antonio Foscarini; ei brama
CONTARINI.

Di Vinegia abolir l' alto sostegno,
La veneta sapienza il nostro soglio
Di nubi circondo : quai sian fra i Dieci

La possanza dei Tre... Che far dobbiamo ?
Di tanto ufficio alla possanza eletti,
Sogna il terrore, e interrogar non osa;

S'io non l'odiassi, suoi disegni audaci E davanti al suo giudice si trova,

Troncherei col terror d'una parola Senza saperlo , il reo : talor noi siamo

Che non s' oblia... ma s'addormenti il Come il Nume, invisibili e presenti.

voglio,

Sull'orlo dell'abisso : allor fia lieve
LOREDANO.

Precipitarlo ove non è speranza.
Non basta, o Contaren; sopra gl' iniqui
Non aspettato il fulmine discenda ;

Dunque nol temi?
Ad arte il come ed il perchè si celi,

LOREDANO. Chè più si teme , quanto più s'ignora.

Inquisitor di stato Fa che dell'alto tribunal si dica :

Quando teme, punisce.
Nulla perdona, e tutto sa : la fama
Serbiam così : perché d'error capace

E ai danni suoi
É sol colui che ignora. Or sian di questa Tu nulla oprasti, o Loredan?
Invisibil giustizia i gran decreti,
Come quelli del ciel, divisi in tutto

Lo scrissi Dall' intender mortale : ognor si tremi Fra i cittadin sospetti, in quel volume Ricercarne il perchè.

Ove solo col sangue si cancella.
CONTARINI.

CONTARINI.
Se di noi parla Ma tempo aspetti alla vendetta, e forse
Pallido schiavo, al suol la fronte inchina, Ogni dolor della paterna offesa
E la tremula mano alzando al cielo Tu potresti obliar.
« Quei d'allo» ei dice... potea più sublimi
Farne il terror? l'insana plebe estima

Come! nel core Tiranno il Nume, e ogni tiranno un Dio. Sta la memoria mia... Credi ch' io possa So quanto posso, e ricordar tu dei All' odio tuo servir ? Vuoi colla morte Che molto aborro...

Punire il figlio, io colla vita il padre;

LOREDANO.

CONTARINI.

CONTARINI.

LOREDANO.

LOREDANO.

MATILDE.

CONTARINI.

LOREDANO.

LOREDANO.

Con quella vita che si lunghe ha l'ore,
Perchè il dolor le conta.

Le sparse chiome
Nel yel raccogli : alla fedele ancella (ce

Ah scusa : è tolta Le stanche tue membra abbandona:è dolDalla mia vita ogni dolcezza : in molte Questo peso per me. Nelle segrele Lacrime vive la fatal consorte :

Stanze tornar ti piace? or l’egro corpo Del suo dolore interpretar l'arcano Riposo avrà nel coniugal tuo letto... Forse io potea... se il mio nemico amasse... Ma che ?... tu impallidisci!

TERESA. Vendetta avrai più lieta : i nostri aguati

lo qui non odo Non è dato evitar. Ma della scorsa

Cosa che non mi offenda. Gioventù nei pensieri ancor vaneggi,

MATILDE. Molli affetti cercando ? Or di', costei

Oh ciel , perdona... Al suo signor non obbedisce e trema ? Torni il sorriso sul tuo labbro. CONTARINI.

TERESA. Amor...

Ah tutto

O m'affligge, o mi nuoce.
Non lo conosco : in uomo alberghi

MATILDE.
Che altri somiglia; Loredano è solo.

Oh se la pace... T'aspetta il foro.

TERESA.

Pace mi nega ogni vivente aspetto...
SCENA IV.

MATILDE.
CONTARINI.

Chiedila alla natura.

(S'accostano all'aperto balcone che Inquisitore ei nacque,

risponde sulla laguna.) Ed io divenni : qual tesoro, ei serba

TERESA. Un tenebroso, inesorabil sdegno;

Oh come è dolce Lieto del suo segreto; e priego, e tempo, Quest'ora di silenzio al core afflitto! E niuno aspetto di dolor gli placa Ha le sue gioie anche il dolore... Ascolto L'anima atroce : nel suo cor non entra Un suon funebre, un mormorio lontano... Debole affetto, e farlo reo potrebbe

MATILDE. Non molle vizio, ma viril delitto. Rotta dal vento nell’adriaco lido (ga; Crudel , perchè infelice, a tutti io bramo

Sempre è l'onda del mare, e par che pianToglier la pace che non ho. Si vada,

Limpida è la laguna, e a specchio siede Ma su costei vegli il pensiero.

Dei marmorei palagi.

TERESA.
SCENA V.

In ver beata

Chi non vi nacque!
MATILDE, TERESA e ANTONIO

MATILDE.
FOSCARINI di dentro.

Colla fida moglie
MATILDE.

Che amor trattiene sull'opposta riva

Il nocchier di Vinegia i canti alterna. Mura io non crebbi; ma ti vidi appena,

TERESA.
Bella infelice, che tamai... se gravi Avventurosi! ei l'ha lasciata appena ,
Ti son le mie parole, e troppo ardisco E tosto a quella col desio ritorna.
Soffri che almeno io teco pianga.

MATILDE.
Cantan d'Erminia.
Amica...

TERESA.
MATILDE.

Una infelice amante ! Oh qual nome soave! e che far deggio Questo è l'accento del dolore : il canto Che in util tuo ritorni ?

Un gemito diviene, e muor fra l' onde. TERESA.

Abi tutto incresce, Mira qual bruna navicella appressa Matilde, al mio dolor!

La prora a questa riva, e chi vi siede

In queste

TERESA.

MATILDE.

TERESA.

TERESA.

Il sai

Appena desta col suo remo i flutti :

Sol fuggirà dal petto Suona fra l'onde un'armonia novella...

Coll'ultimo sospir.
Forse le pene nel suo cor nascose

MATILDE.
Notturno amante all' idol suo palesa; Le meste rime io modular t'intesi
Chi sa... tradito...

Sull' arpa or muta, a cui fa vel la polve.
TERESA.

Oh, che dicesti! Come!...
MATILDE.

MATILDE.
Ascolta...

Il ricordi ? io palpitarti il seno
ANTONIO FOSCARINI.

Vidi sotto quell'arpa, e voce e suono Quando da te lontano,

Ad un tempo cessar, mentre discese Perfida, io volsi il piede, Sulle tremule corde un rio di pianto. Pegno d' eterna fede

[ge, La bella man mi dié.

Conforme al canto era il mio cor... si pianTERESA.

E s'ignora il perchè... segrete e molle (Qual voce! io rea non sono... egli m'ol- Son le vie del dolor. traggia...

MATILDE. Ma la terra crudele, e l'odio fugga

Morir bramasti
Che minaccia i suoi di).

Con quei versi sul labbro.
MATILDE.

TERESA.
Vacilli !

Odi, Matilde.
TERESA.

ANTONIO FOSCARINI.

Queste del nostro addio Che ognor la forza m'abbandona, e tremu- Fur l'ultime parole; ogni parola Il piè mi manca... Ahi mi sostieni. [lo Sia rampogna all'infida. Ah, s'io non MATILDE.

deggio

E vuoi Rivederla mai più, corro alla tomba Di qui sottrarti ?

Che m'addita il dolor : farà la morte

Del mio nome un rimorso, avrà la terra Io... sì... non posso... Il canto Infausto esempio di tradito amore, Ha sul mio core una potenza arcana E l'immagine mia sarà terrore. Che qui m'arresta... egra non sei, Matilde,

TERESA. Il lieto volto gioventù felice

che ascolto! io nella tomba Orna delle sue rose, e non comprendi Ti seguirò... ma delirai !... che dissi ?... Questi misteri del dolore.

MATILDE.
MATILDE.

Ami, celarlo è vano...

Io l'amo; lo me t'affida, e sul mio sen riposa.

Oh Dio, perdona
ANTONIO FOSCARINI.

Se tanto arcano alla tua fè nascosi.
Mirai tremando il volto

Temo che qui tutto favelli, ed abbia
D'un bel rossore asperso,

Anche il sospiro un eco... alfin conosci E tuto l'universo

Chi morte chiama in flebil canto... il figlio
Disparve allor da me.

Del Doge...
MATILDE. ,

MATILDE.
Arrossisci, e perché?... Tu volgi altrove

Il prode Foscaren ?
Gli occhi gravi di lacrime, e la faccia
Fralle tue palme sospirando occulti ?

Deh parla
ANTONIO FOSCAP.INI.

Sommessamente. Contaren l'aborre,
Mille parole intesi

E la inaggior delle sue colpe ignora.
Che ti dettava amore,
E quel che sente il core

So che sdegnato...
E il labbro non può dir.
lo sarò tua , dicesti,

Ira non è, lo credi,
E il mio costante affetto

Ma un odio avvezzo a meditar vendetta.

TERESA.

Misera me,

TERESA.

TERESA.

MATILDE.

TERESA.

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