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que

stà; non so quali forze potranno mai sperare di ottenere le fortezze di vostra serenità, essendo che la minor ch'ella ha è assai più gagliarda di qualsivoglia d'altri. Altendasi

pure, come si attende, alla conservazione della fede dei popoli; attendasi a reprimere la malvagità di quelli che son vagli di cose nuove; che con la grazia di nostro signor Iddio prima, e col buon governo di questo illustrissimo senato, sarà perpetuo lo stato di vostra serenità. E il medesimo confessan anco coloro che sono in parte invidi, in parte non troppo amici di sta illustrissima repubblica.

Vengo ora alla seconda parle, nella quale, prin a ch'io altro dica dell'animo di Cesare, credo che dritto sia considerare le sue qualità e quelle de' suoi ministri, lasciando il giudicio a vostra serenità di quello che si può lodare o biasimare in loro.

È l'imperatore uomo di quarantasei anni; principe nelle grandezze ove egli si è ritrovato, e nelle vittorie che ha avute, molto continente e modesto. Dimostra esser molto dall'ardore della religione infiammato, e con l'esempio cerca di accender tutta la sua corte al culto divino. Laonde per acquistar la sua grazia non è la più sicura via che la modestia e la professione d'essere buon religioso e buon cristiano. Di quì avviene che tutta la sua corte non si potria dire to sia modesta, senza vizio alcuno, e ben creata. Nelle udienze di persone pubbliche egli è pazientissimo; risponde particolarmente e con molta soddisfazione a ciascuna cosa, e rade volte, anzi mai, si risolve allora, ma rimette a monsignor di Granvela ogni negozio e la risoluzion di esso: col quale consigliando poi ciascuna cosa, o piccola o grande che sia, si risolve come gli pa

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le, ma adagio; e chi lo riprende in questa parte e lo chiama irresoluto e lardo, chi lo lauda e lo chiama riservato e cauto. Nelle private udienze soleva esser più diligente di quello che ora egli è, ma pur ancora ode dopo mangiare comunemente due o tre, benchè prima soleva udire molti più, rimettendo però anche questi privati a'suoi ministri. Di maniera che, essendo li ministri pochi e li negozii molti, non può venire in corte alcuno che domandi giustizia, grande o piccola, di qualunque cosa sia , che egli non vi dimori più assai di quel che vorrebbe. Levato ch'egli è di letto, il che fa mollo tardi, ode una messa privata, e dicono alcuni ch'ella è

per

l'anima della imperatrice sua moglie'. Poi ispedite ulcune udienze, va ad un'altra messa pubblica in cappella, e subilo poi finita a desinare ( che è intorno a mezzodi); laonde è un proverbio nella corte della messa alla mensa. Mangia assai e forse più di quello che conviene alla complessione ed esercizio ch'egli fa, e mangia cose che generano umori grossi e viziosi, dalli quali consecutivamente nascono quelle due infermità che l'affliggono, la podagra e l'asma; alle quali giudica poi rimediare col mangiar poco la sera: ma dicouo i medici che meglio sarebbe ch'egli dividesse il cibo del giorno in due parti. Quando è sana sua maestà , non crede mai potersi ammalare, e però non obbedisce ai consigli dei medici; infermo poi, fa ogni cosa per risanarsi. È liberale in alcune cose, come nel rimunerare coloro che l'hanno servita nelle guerre, e ch'egli ha in certa particolar affezione; benchè anche in ciò lentamente proceda. Nel vestir poi, nel mangiare, nella ca

1 Isabella di Portogallo, come altrove abbiamo dello, morta il 1.o mag gio 1539.

sa ,

nella caccia, nella stalla, e in tutte l'altre cose, ha piuttosto del modesto e moderato principe che dell'iniperator grande come egli è. Ha sua maestà in questa parte della liberalità, non essendo ella per natura tale , modo e necessità di donare assai. Imperocchè tutte le commende di Spagna delli tre ordini, che sono molte e molto ricche, esso è obbligato a distribuirle; e parimente li benefizj e li vescovadi della Spagna e di tutti gli altri stati suoi; nel che si vede veramente che procede con molto rispetto, non avendo riguardo ad altro che alla virtù e alla bontà di coloro a cui egli dà: e in questa parte de’vescovadi è di molta autorità presso sua maestà il parere e consiglio del confessor suo, che è spagnuolo e frate di san Domenico. Fa professione di osservare la parola sua , e di complire quanto promette. Fa professione ancora di amar la pace, e non voler la guerra se non sfidato. È costante in conservar grandi coloro, che una volta grandi ha fatti;e se talora alcun d'essi è accusato e biasimato,e ancor con verità, crede più egli in ciò al giudicio suo che alle parole da altri dette. È principe che ode tutti e alli suoi crede assai nelle cose importanti, ma vuole però che le risoluzioni tutte da lui dipendano: e quando da sè stesso è persuaso ad una cosa, malagevolmente da ciò può essere rimosso per ragioni che all'incontro dette gli siano. I suoi piaceri sono nell'andar alla caccia molte fiate con poca compagnia, o solo con l'archibugio in mano. Si diletta anco assai di un nano, donatogli dal serenissimo re di Polonia; il qual nano è molto ben fatto ed ha buon ingegno. Con costui giuoca alcuna volta l'imperatore e finalmente ha piacer infinito di lui. Lo diletta anche assai e lo fa ridere un buffone venuto ultimamente di Spagna, che Perico si

noma; il quale per acquistar la grazia dell'imperatore, sempre quando egli nomina Filippo suo figliuolo, lo chiama signor di todos. Ma per non discorrere ogni particolarità della natura, dell'essere, dei costumi, del procedere, degli andamenti e delle virtù di Cesare, di molto che ancor dir si potrebbe, e che altre volte anco la serenità vostra ha inteso, basti ciò ch' io ho detto finora, concludendo che per quello che ho veduto in questo tempo mio, e per quello che tutti, che nella corte praticano, sono astretti a confessare, non vive principe più virtuoso, nè che dia maggior esempio a tutti che l'imperatore.

Ha l'imperatore due principali consiglieri, anzi due consiglieri solo, che sostengono il carico di tutti gli stati suoi, Covos e Grauvela. L'uno e l'altro non molto nobili, nodriti ed ingranditi da lui; li quali, insieme con la grandezza cli'egli ha dato loro, hanno acqui. stato ricchezze grandi, parte donate dalla liberalità del principe, parte venute per l'importanza dei negozi che hanno trattati e trattano. Di maniera che Covos ha forse settanta mila ducati di rendita all'anno, e Granvela, annoverandosi i beneficii che ha monsignor d'Aras suo figliuolo, presso che cinquanta mila, oltra molti danari contanti, e una bella e preziosa masserizia d'argenti e d'altre cose simili; che tutto ciò s'aveva rare volte da sì fatti ministri.

Di Covos intendo ch'egli è molto affabile e molto destro, e che la maggior difficoltà che l'uomo abbia è condursi a lui; ma condotto ch'egli sia, è tal maniera la sua, e cosi dulce, che ciascuno molto soddisfatto e contento si parte da lui. Le grazie ch'ei può fare, molto tosto fa; se

rende la ragione e la cagione perchè

nega alcuna

alcuna cosa,

ducati per uno;

lo faccia, dimostrando desiderio di voler compiacere. Conosce la natura di Cesare ed il lempo di ottener ogui cosa da lui; ed è questa forse una delle cagioni ch'egli è così fattamente grato a sua maestà, e che essa non gli nega nulla di quanto la richiede. Quando si ritrova con l'imperatore, ogni cosa passa per sua mano; ed in assenza,

nelle cose d'importanza, manda per il consiglio e parer suo. S’la gloriato esso aver almeno cento amici, acquistati da lui con servigi singolari, che ciascuno d'essi in ogni suo bisogno gli darebbono almeno mille

per uno; il che lo fa molto più amabile a Cesare, ed anco le maniere e la dolcezza di donna Maria di Mendoza sua moglie, la quale intrattiene tutti con molta destrezza e gentilezza.

Monsignor di Granvela è uomo, sendo nato in Borgogna, molto pratico delli Pacsi Bassi e dell'Impero; e sempre che l'imperatore è uscito di Spagna, ed è stato in Germania o nella Fiandra, egli è accresciuto assai: e ultimamente egli era in tanta riputazione, che ogni cosa, e piccola e grande, era da lui trattata. È chiamato da Cesare suo primo consigliero e guardia del suo suggello. Quinci deriva necessariamente una prolungazione eterna de' negozj; ne è però che egli voglia comunicar questo peso ad altri , e portarne tanto che egli possa sostenerlo. Anzi sono alcuni che dicono ch'egli, per mantenersi solo in tanta riputazione, cerca d'intrattener Cesare; e perciò è riputato dalli negoziatori un poco collerico e prolungatore in espedire: ma in vero avendo rispetto alla moltitudine dei negozj, ed alla qualità della persona con cui si trattano, se gli deve avere non poca compassione.

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