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nardo aretino e di altri antichi, che forse in cose di gusto non andavano molto avanti, dirò che il Muratori (il cui giudizio non potrassi a meno di tener per molto autorevole) parlò di questa sentenza : « Si ha pur da confessare che alcuni di quei

poeti (del 1300) sono maravigliosi e degni di somma lode. » Fra costoro occupa senza dubbio i primi scanni Dante il

grande, cioè l' Alighieri, poichè l'altro da Maiano è assai » barbaro di lingua, e senza paragone inferiore al primo.

Troppo è famosa la sua, come chiamasi, Divina Commedia; » ma io per me non ho minore stima delle sue liriche poesie, » anzi porto opinione che in queste risplenda qualche virtù, » che non appare sì sovente nel maggior poema. Nè la roz» zezza impedisce il riconoscere nei suoi versi un pensar su

goso, nobile e gentile. Intanto mi sia lecito il dire che si » è fatto in certa maniera torto al merito di Dante, avendo » tanti spositori solamente rivolto il loro studio ad illustrare , la Divina Commedia, senza punto darsi cura de componi, menti lirici. Sarebbono essi tuttavia privi di commento, se

il medesimo Dante non ne avesse comentati alcuni sì nel Cons vito e sì nella Vita Nuova. E pure non men della Comme» dia sua meritano queste altre opere di essere adornate con , nobili e dotte osservazioni. »

Anche un altro critico, che gode il nome di giudizioso e valente, il padre Affò, non si tenne dall'affermare, come Dante pose studio particolare nelle sue canzoni veramente divine, e piene d'altissima filosofia, che le rende in ogni parte ammirabili, e come tale e tanta si fu l'energia e la forza d'esprimere in esse i suoi pensieri con evidenza e vivezza, che si rese quasi insuperabile. Ma a che d'uopo d'autorità, delle quali non potremmo aver certamente difetto, quando lo stesso Dante provava d' esse sue rime non lieve compiacimento? Nell'operetta del Volgar Eloquio ei le cita ad esempio più volte, ed ivi va dicendo, le sue canzoni essere le più forbite e perfette di tutt'altre; e nella Commedia se le fa ricordare dal lucchese Bonagiunta e dal musico Casella : il primo de' quali gli ricorda quella

Donne, cl’avete intelletto d'amore;” il secondo prende a cantargli l'altra

Amor che nella mente mi ragiona.» E il medesimo giudizio, ch' ei proferiva, fidato al testimonio di sua coscienza, la quale (come dice il Foscolo) raramente in

1

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1 Della perfetta poesia italiana, lib. I, cap. I. 2 Dizionario precettivo ec., cap. IX.

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ganna gli autori rispetto alle migliori opere loro, egli espresse altresì nella sua professione di fede, in que' versi

a lo scrissi già d'amor più volte rime,

Quanto più seppi dolci e belle e vaghe,

E in pulirle adoprai tutte mie lime. « Il merito particolare delle canzoni di Dante (dice pur Gin

guené)' è una forza, una elevatezza fin allora poco cono» sciute: elleno sono degne d'un filosofo quanto d' un poeta : » vi si ravvisa stile più maschio, pensieri più chiari e più n grandi, una copia maggiore d' immagini e di comparazioni,

in una parola più poesia che nei versi de' suoi contempo» ranei: sicchè quand' anche non avesse dettato la Divina » Commedia, egli pur sarebbe il primo fra i poeti di quel sen colo. , Dante per altro (così io sarei tentato di conchiudere) non è soltanto il primo poeta dell'età sua, ma uno de' primi onori del Parnaso italiano anche per le sole sue liriche poesie, poichè in esse dispiegò una forza ed elevatezza non solo per l'innanzi non conosciute, ma che ben pochi hanno finor pareggiate non che superate. Egli pel suo forbito e passionato Canzoniere erotico e filosofico, è forse il massimo fra quanti

Rime d’amore usår dolci e leggiadre. Infatti il cantor di Francesca non potea venir meno a sè stesso, quando l'ardente affetto accendealo a dettare

« Le dolci rime d'amor ch' ei solea

Cercar ne' suoi pensieri, » o quando la perdita della amata persona faceagli sfogare in versi l' acerba doglia; nè il cantor d'Ugolino potea meno essere e pietoso e terribile allora ch' alla discorde ed ingrata patria lanciava pieno d'amore e di sdegno i suoi poetici accenti. Fra i rimatori contemporanei dell

' Alighieri distinguonsi, siccom'è noto, Guido Cavalcanti e Cino da Pistoia : ma questi pure non possono con esso lui contendere del primato. Dante medesimo, abbenchè tenesse Guido non minore a se nell'altezza dell'ingegno, mettendo in bocca di Cavalcante le note parole (Inferno, canto X, v. 59):

Se per questo cieco
Carcere vai per altezza d'ingegno,
Mio figlio ov'è, e perchè non è teco ? »

«

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1 Histoire littéraire d'Italie, Première partie, chap. VII.

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pure fa nota la sua compiacenza dell' averlo, quanto all'arte del dire per rima, superato, in quella guisa che il Cavalcanti superato avea il Guinicelli (Purgatorio, canto XI, v. 97):

Cosi ha tolto l'uno all'altro Guido

La gloria della lingua, e forse è nato

Chi l'uno e l'altro caccierà del nido. Ben notarono i maestri che, non per sola l'armonia la quale suona ne' versi, vengono gli animi dolcemente attratti e dilettati; ma che ciò si consegue più specialmente per la forza del sentimento e degli affetti. Notarono, come i concetti, i quali si tolgono dal secreto della filosofia, portano seco molta difficoltà ed oscurità, specialmente se vengano significati coi vocaboli e'modi loro proprii, ed esser perciò contrarii al diletto, ch' è il fine della poesia, o almeno almeno il mezzo conducente al fine : e come il poeta deve por cura a schivare le idee, che tengono in fatica l'intelletto, e rappresentar quelle, che, atte ad esser vestite di forme sensibili, esercitano l' immaginativa. All'opposto il Cavalcanti astraendosi colla mente dalle qualità naturali, ond' è circoscritto l'oggetto dell'amor suo, inalzasi alle bellezze universali, e va per esse spaziando: ma per quella sublime contemplazione si rende impassibile ai timori, agli affanni, agli sdegni, ed il suo amore, vestendo abito filosofico, spogliasi di quello della passione e diventa un amore fuori dell'umana natura. Cino servendosi delle materiali idee a preferenza delle spirituali, riesce più naturale, più tenero ed affettuoso : chè, se minore fosse stata in lui la verbosità e la trascuratezza nello stile (dappoichè verace n'era l'affetto), la sua poesia non apparirebbe alcuna volta languida e disarmonica. Dante tiene alquanto dell'una maniera e dell'altra in ciò, ch' esse hanno di migliore : vale a dire, alla elevatezza del Cavalcanti ed alla affettuosità di Cino unisce i pregi suoi particolari, la concisione, l'energia, l'evidenza.

Cosi Dante nelle sue erotiche poesie non apparisce tanto vago delle bellezze eterne ed immutabili, che non sia più vago ancora del piacere di contemplare l'amata Beatrice, e di cercare con ansietà di esserle caro. Egli nutriva per questa donna un affetto virtuoso bensì, ma non eroico a segno di reprimere i moti del naturale appetito, e rinunciare a tutti i proprii piaceri. Questo gentile, ma pur verace amore, volle Dante rappresentare in quelle sue poesie giovanili: é dico nelle poesie giovanili, poichè nelle altre, che son tutte morali e filosofiche, vuolsi aver riguardo al senso allegorico. Le analizzeremo alcun poco, prima quanto all'artifizio poetico, poi quanto al sentimento e agli affetti, ed allor faremo parole dell' amore di lui per Beatrice.

e

e

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- come

nome:

Per trattare della natura dell'amore scrisse Guido la famosa canzone Donna mi prega; per ch' io voglio dire. Nella prima stanza egli dice come, essendo stato pregato da una donna, intende di parlare di quell'accidente, il quale infra gli altri è sì nobile, che s'è acquistato il nome d'amore. Desidera a questo suo ragionamento persone intelligenti, dappoichè gli uomini volgari non potrebbero intenderlo, proponendosi di dichiarare otto cose, cioè : dove amore riposa ; chi lo fa creare; qual'è la sua virtù; quanta la sua potenza; il suo essere; i movimenti o perturbazioni che in altrui cagiona; il piacimento da cui egli tiene il suo nome; e se l'uomo, per quanto lo senta, lo possa mostrare. Esposto così l'argomento nella prima stanza, viene a svilupparlo metodicamente nelle altre quattro, di questa guisa incominciando:

In quella parte dove sta memora

Prende suo stato, si formato
Diafan dal lome, – d’una oscuritate,
La qual da Marte viene, e fa dimora.
Egli è creato, ed ha sensato
D'alma costome,

e di cor volontate.
Vien da veduta forma che s'intende,
Che prende nel possibile intelletto,
Come in soggetto, – loco e dimoranza.
In quella parte mai non ha pesanza,
Perchè da qualitate non discende.
Risplende in sè perpetuale affetto:
Non ha diletto, - ma consideranza;

Si che non puote largir somiglianza. »
In questo componimento sembra che il Cavalcanti volesse
riunire tutto ciò, che la dottrina d' amore ha di più astratto; ma
egli il fece con definizioni e divisioni cotanto sottili, e con lin-
guaggio per tal modo scolastico, che piuttostochè una canzone
gli venne fatto un trattato metafisico. E pertanto agevol cosa il
conoscere quanto una tal poesia, sebbene racchiuda di belle sen-
tenze, e sia piena di molta dottrina, per voler troppo parlare
all' intelletto, lasci freddo del tutto il core. Anche Dante fu pre-
gato da amica persona a dire per rima che cosa fossesi amore:
ma con quanto maggior grazia egli nol fece? Ascoltiamolo:

1

a Amore e cor gentil sono una cosa

Siccome il Saggio 1 in suo dittato pone :
E così senza l'un l'altro esser osa,
Com'alma razional senza ragione.

1 Intende di Guido Guinicelli.

Fagli natura, quando è amorosa,

Amor per sire, e 'l cor per sua magione;
Dentro allo qual dormendo si riposa

Talvolta brieve, e tal lunga stagione.
Beltate appare in saggia donna pui 1

Che piace agli occhi si, che dentro al core

Nasce un desio della cosa piacente:
E tanto dura talora in costui

Che fa svegliar lo spirito d'amore:

E simil face in donna uomo valente. » Il Landino, a quel luogo del Canto X dell' Inferno, ov'è fatta parola di Cavalcante, dice molto giudiziosamente, che il suo figlio Guido, dialettico acutissimo e filosofo egregio, dettò versi volgari pieni di gravità e di dottrina. Ma perchè datosi tutto alla filosofia non curò molto di studiare nei poeti latini e d'investigare loro arte e ornamenti, mancò di quello stile animato e leggiadro, che dee esser proprio del poeta. Guido, non ha dubbio, era assai dotto: pur nonostante nel poeta non vuolsi solo dottrina, ma grand' anima altresì e grand' arte; ed è in questo appunto che Guido rimase d'assai inferiore al suo amico Alighieri. Fra i suoi migliori sonetti notasi il seguente, nel quale va descrivendo le pene e le angoscie cagionategli dal disdegno e dalla durezza della sua donna:

" A me stesso di me gran pielà viene

Per la dolenle angoscia, ch' io mi veggio:
Per molla debolezza, quand' io seggio

L'anima sento ricoprir di pene.
Tanto mi struggo, perch' io sento bene,

Che la mia vita d'ogni angoscia ba 'l peggio:
La nuova donna, a cui mercede io chieggio,

Questa battaglia di dolor mantiene:
Perocchè quand' io guardo verso lei,

Drizzami gli occhi dello suo disdegno

Si fieramente, che distrugge il core:
Allor si parte ogoi virtù da’miei;

Il cor si ferma per veduto segno
Dove si lancia crudeltà d'amore. »

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1 Pui per poi.

Vogliono i periti dell'arte poetica, che Guido tenesse delle odi » volgari il secondo luogo dopo Dante. FILIPPO Villani, Vita del Cuvalcanti.

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