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LE RIME

DI

FRANCESCO PETRARCA

CON

NOTE DICHIARATIVE E FILOLOGICHE

DI

GIUSEPPE RIGUTINI

ULRICO HOEPLI

EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA

MILANO

1896

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PROPRIETÀ LETTERARIA

418-96. Firenze, Tip. di Salvadore Landi, dir. dell'Arte della Stampa.

Al Prof. AUGUSTO CONTI

Arciconsolo dell'Accademia della Crusca

A Lei che tanto degnamente rappresentò l'Accademia nostra nelle feste centenarie celebrate il 1874 in Avignone in onore di Francesco Petrarca, dedico con affetto riverente questo volume. Le mie note, che spesso per la brevità loro potrebbero chiamarsi postille, intendono a due cose principalmente; a dichiarare i sensi del Poeta, e a rendere le ragioni filologiche di molti șignificati, e usi, e costrutti, talvolta singolari, quasi sempre particolari al Petrarca. E quanto al dichiarare, ho seguito più che altro il modo tenuto dal Leopardi, modo il più vero e il più utile, poichè a' giovani non si vogliono far chiacchierate, per le quali rischiano di smarrire il sentimento estetico del Poeta, e perdere tutti o in gran parte gli effetti suoi. Ma volendo che il mio lavoro serva specialmente alle scuole classiche, il modo tenuto dal Leopardi non poteva bastare al mio intento. Conveniva che io cercassi nel latino non solo i concetti e le immagini che il Petrarca tolse ai poeti romani (cosa già fatta da molti altri commentatori innanzi a

me, e da me solo accresciuta); ma anche, e ciò era per me il più importante, mi aiutassi di quella lingua per ispiegare il significato di certe parole, le quali si scostano così dal comune uso italiano, da esser cagione ai giovani d'oscurità, e da indurre in errore gli espositori. E per render ragione di non pochi costrutti, ho dovuto richiamare l'attenzione dei giovani sull'uso fatto dal Poeta di molte tra le figure grammaticali, tanto frequenti nel latino e nel greco, la conoscenza delle quali figure aiuta a conoscere la grammatica petrarchesca, e a penetrare nell'arte stilistica del Poeta; il quale volle, anche scrivendo le sue rime volgari, accostarsi quanto più potè al latino. Ma e della lingua e della grammatica di Messer Francesco io mi propongo di trattare espressamente in un lavoro che manca alle scuole nostre, vale a dire in un Dizionario Petrarchesco. E poichè annotando non potevo dimenticare il mio ufficio di lessicografo, ho più volte additato la mancanza nel Vocabolario italiano di voci o maniere del Petrarca, che lo avrebbero arricchito, o avrebbero fornito esempi più antichi e più autorevoli, e talora ho anche notato la erronea dichiarazione di qualche voce citata. Così vedranno i lessicografi che nel Vocabolario della lingua nostra non poco è da aggiungere, e qualche cosa è da correggere.

Il testo da me seguito con poche varianti è quello del Marsand; e non può esser diverso, finchè non venga in luce un'altra edizione critica che stabilisca definitivamente il testo originale del CANZONIERE; al qual lavoro attende da molto tempo uno dei nostri valorosi Colleghi, il prof. Giovanni Mestica. Da quel testo si vedrà anche meglio, come il Petrarca latineggiasse pur nelle forme delle voci, riducendole daccapo alla forma primigenia, e così fondando una dottrina lessigrafica che inutilmente si trascinò di secolo in secolo fino al Gherardini, col quale morì. E tornando alle mie note, avverto che quando ho tolto di peso da qualche commentatore la dichiarazione, l'osservazione o il giudizio, ne soggiungo il nome, e quando dal Leopardi, ne chiudo in parentesi la iniziale (L.). Ho pensato poi di far cosa utile non solo a giovani ma anche ai maestri ripubblicando il SOMMARIO CRONOLOGICO DELLA VITA DEL PETRARCA, compilato sulla fine del secolo scorso da Giovan Batista Baldelli; lavoro lodato dai migliori critici nostri, tra' quali il Carducci, e per la rarità degli esemplari difficile oggimai a trovarsi. Tuttavia ho creduto di farvi alcune giunte, segnate con asterisco, e tolte dalla CRONOLOGIA del Fracassetti.

Eccole, illustre Professore, in poche parole le ragioni della umile mia fatica, alla quale accresce, 0, dirò meglio, pregio il bellissimo scritto che Ella dettò sul Petrarca, e che mi ha cortesemente concesso di ripubblicare in questo volume. 1) Il quale se riuscirà a raccomandare sempre più a'giovani nostri lo studio del Pe

1) La stessa cortese concessione mi fu data dall'editore Piero Barbèra, di che pubblicamente lo ringrazio.

A* - PETRARCA.

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