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si legge, seguendo le regole della critica razionale. Per esempio: quando occorre qualche lacuna, cosa comunissima, per errore proveniente dagli SμOLOтéλevтa, questa può sovente essere riempita con abbastanza sicurezza. Di più, certe locuzioni o lettere si trovano abitualmente confuse o cambiate a vicenda nei codici; come, per esempio, le quattro seguenti:—e, è, a, ha; e particolarmente e, o è, sono sovente assorbite nell' e finale della parola precedente, ed in tal caso si crede per fermo d' avere il diritto di restituirle. In cotali e molti altri consimili casi è lecito azzardarsi un poco nella congettura senza trapassare i limiti della critica legittima. Ma le congetture arbitrarie, senza sostegno di sorta diretto od indiretto somministrato dai codici; le alterazioni capricciose, addottate soltanto per più eleganza di stile o facilità d'espressione (usanza frequentissima degli editori, e sopra tutti del Giuliani); tutte queste sono senz' altro da rigettarsi. Ma rarissimamente ho trovato, perfino nei passi più intralciati, che non si potesse cavarne senso sufficiente con aiuto piccolissimo di congettura, comparando linea per linea i diversi testi di due o tre codici, e scegliendo un punto qua e un altro là, o forse cambiando un po' l'ordine delle parole. Che rimangano nonostante alcuni passi d' una enorme difficoltà di costruzione o rozzezza d'espressione è innegabile, ma non segue perciò che non siano Danteschi. Si deve sempre tener conto dell' età dello scrittore, e della novità del suo soggetto, almeno trattandolo nel Volgare. Le difficoltà della sua impresa sono francamente riconosciute da Dante stesso più d'una volta nel Convivio. Si scusa lungamente d' aver scritto di una cosìfatta materia nel Volgare invece del Latino, ed ammette schiettamente che 'lo Latino molte cose manifesta concepute nella mente che il Volgare fare non può1. È riconosciuto dunque che

L'acqua ch' ei prende giammai non si corse;

e ben potrebbe esso scolparsi di qualche rozzezza dello stile, come lo fa nell'Inferno, quando dice,

Qui mi scusi
La novità, se fior la penna aborra.

Di fatti dunque cotali difetti o difficoltà sono da aspettarsi ; e per conseguenza il modernizzare e il ripulire il proprio stile di un tal autore, è rifare il suo componimento, non ristorarlo2.

Finalmente raccomandiamo questo lavoro al benevolo giudizio degli studiosi, confortandoci colla riflessione che, per quanti ne siano i difetti, non sono sottentrati per mancanza nè di 'lungo studio' nè di 'grande amore' delle opere tutte quante dell' Autore incomparabile.

E. MOORE.

1 Conv. I. c. v. 1. 85. Cf. IV. c. xxi. 1. 54.

2 Restano pochissimi luoghi dove ci è sembrato assolutamente necessario giovarsi un po' dell' aiuto della congettura. Ma affinchè il lettore possa giudicarne da sè, parole così introdotte si trovano incluse fra i segni che di sotto s' indicheranno (vedi p. 237).

SECONDA EDIZIONE

NELL' anno 1897, essendo richiesta una ristampa, si colse l'occasione opportuna per correggere diversi errori di stampa e di punteggiatura, senza però procedere ad una ulteriore revisione del testo.

TERZA EDIZIONE

Da quando questo libro comparve per la prima volta nel 1894 sono molto aumentati i mezzi di cui si può approfittare per una nuova e più largamente estesa revisione del testo, specialmente nel caso di alcune delle opere in prosa.

Questo caso si verifica notevolmente rispetto al libro De Vulgari Eloquentia. I due manoscritti principali (il Trivulziano e quello di Grenoble) sono stati di recente riprodotti esattamente in fotografia. Inoltre noi possediamo ora l'eccellente edizione critica del Professore Pio Rajna (1896; ed. min. 1897), che potrebbe considerarsi tale da render quasi superflua l'opera di altri Editori. Di questo pregevole lavoro si è fatto uso larghissimo. Lo si è seguito quasi interamente per l'ortografia delle numerose citazioni italiane dialettali e delle provenzali. Tuttavia mi sono fatto lecito di differire qua e là dal dotto Professore Rajna, per aderire anche più strettamente di lui al testo preciso di talune parole (o ad una lieve modificazione di parole), secondo che si trovano nei manoscritti. In particolare, quando appariva chiaro che qualche parola necessaria al senso era stata omessa dal manoscritto (generalmente per uno evidente dμoloтéλevтov) si è stimato meglio notar una lacuna invece di supplire congetturalmente le parole mancanti; salvo il caso che i manoscritti stessi offrissero ragionevole evidenza delle precise parole mancanti. Anche non si è adottato l'ortografia arcaica del testo del Professore Rajna, perchè, prescindendo da ogni altra considerazione, non sarebbe stata in accordo con quella di tutto il resto dell' edizione.

Forse non è noto generalmente fino a qual punto fosse cattivo il testo ricevuto del De Vulgari Eloquentia prima della revisione del Rajna. Il trattato fu pubblicato dal Trissino in una versione italiana circa cinquanta anni prima che il testo latino vedesse la luce per cura del Corbinelli nel 1577.

Il Corbinelli spesso alterò deliberatamente il testo manoscritto per adattarlo alla traduzione italiana che era divenuta familiare. Più tardi, il testo fu ancora peggio alterato con la massima licenza da più recenti editori, come il Fraticelli, e sopratutto, more suo, dal Giuliani. Così il testo comunemente stampato (compreso finora quello della nostra edizione) è assai lontano davvero dal testo originale.

Nel testo del Convivio è stata possibile soltanto una revisione molto minore, ma ho speranza d'avere ottenuto taluni miglioramenti non indifferenti. Nel 1894 io potei valermi soltanto di due manoscritti oltre alle notizie sparse di pochi altri manoscritti (notizie spesso pregevoli ed utili) date da precedenti editori occasionalmente per qualche passo particolare. In questi ultimi anni, dopo avere raccolto una quantità considerevole dei passi più difficili e corrotti, li ho collazionati tutti, o la maggior parte di essi, in tutti i manoscritti conosciuti, che sono per quanto si crede trentatre di numero. Con questo aiuto ho procurato di emendare, se non con certezza assoluta, almeno con probabilità ragionevole, un certo numero di passi errati; ma pur troppo rimarrà ancor molto da farsi da altri e più capaci studiosi con l'aiuto di un apparato critico più completo.

Nel Canzoniere è ora inclusa la cosidetta Tenzone di Dante con Forese Donati. Pel testo che qui si adotta di queste poesie, e per la critica erudita a cui si deve il presente generale riconoscimento di esse, noi siamo in debito all' eminente Dantista, il Professore Isidoro del Lungo.

Per le Eclogae si è tratto molto aiuto dalla eccellente edizione critica dei signori Wicksteed e Gardner (1902) e da quella del signor Giuseppe Albini (1903).

La revisione del testo della Quaestio de Aqua e Terra è stata compiuta interamente dal Dottor Shadwell, il cui acume critico ha riaperto primo la via (almeno in Inghilterra) ad un nuovo esame della autenticità del trattato. Il suo studio, così diligente ed erudito, dell' argomento, darà un valore speciale a questa parte della presente edizione.

Sebbene sia appena possibile sperar d' ottenere una assoluta uniformità d'ortografia, e non par probabile che una tale uniformità esistesse ai tempi di Dante, nè lungo tempo dopo, pure si nutrisce speranza d'aver progredito considerevolmente su questa via.

Speciali ringraziamenti io debbo al Dottor Toynbee per il suo largo aiuto e per la collaborazione sua diligente a tutto il lavoro. Per il trattato De Vulgari Eloquentia la maggior parte della revisione veramente è sua. E così l' Indice, che fu interamente opera sua fin dal principio, è stato ora accuratamente riveduto da lui e assai migliorato.

Io debbo anche esprimere tutta la mia gratitudine a molti altri amici, in Inghilterra e fuori, per le numerose correzioni e i suggerimenti di cui mi sono stati cortesi in varii tempi dalla prima pubblicazione di questa edizione in poi.

E. MOORE.

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