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Funesto privilegio delle anime eccellenti sono le grandi gioie come i piii vivi dolori. Non si cerchi altra causa prima a' dolori di Leopardi. Le sventure posteriori secondarono, ma non crearono in lui tali disposizioni. Esser grande importa essere infelice, com'egli stesso disse nel Dialogo della Natura e di un'Anima.

In nessuna specie d'esseri la natura pose tanta disuguaglianza come fra gli uomini, destinati non pertanto in certi secoli a piegar il capo tutti allo stesso livello sotto la falce delle democrazie o delle monarchie assolute, unanimi nello abballere le sommità. Non sará quindi senza importanza il ricercare in Leopardi gli ultimi vestigi di quelle grandi individualitá che oggi spariscono oppresse dalle cosi dette masse.

Il primo che lo additó come filologo fu Niebuhr; il primo che lo esaltó come profondo pensalore fil Arturo Schopenhauer ; il primo che lo fece sentire come gran poeta, discernendolo dalla turba, fu Francesco De Sanctis.

Leopardi fu estraneo alla sua patria, a cui non deve alcun bene, come Giordano Bruno. L'uno mori sul rogo; all'altro è stato sotto i nostri occhi, con incredibile soddisfazione di molli professori e giornalisti, contaminata la sepoltura (*).

(*) Fra questi professori e giornalisti si sono sopra tutti distinti A. D'Ancona, ti fanciullo Dott. Reinhold Schöner nell' Ailg. Zig., giugno 1880, e il Gnoli nella Nana Antologia, il più benedetto dalla Civiltà Cattolica.

Nessuno più di lui ha misurato gli abissi del dolore, condotlovi non pure dalla profondità della sua mente, ma perché in ció soltanto fi vero figlio di una lerra su cui si accumularono, dopo tante glorie, le più grandi sventure. Non poteva d'altronde sorgere la condanna piú amara dell'esistenza. E pure il pessimismo piii assoluto non valse ad appannare la purità e la bellezza di quell' anima; e l'invitta opposizione del suo cuore alla mente inesorabile gli bastó quanto la vita.

Esistenza sul primo affacciarsi al mondo interrotia , come un'alba magnifica da funebre giornata , poté appena adombrare cio che avrebbe fatto se non fulminata cosi di repente.

La sua acerbitá verso la patria procede da grande amore, come in Dante e in Alfieri, dal vederla inferiore a' suoi desiderii. Per adulare i popoli la natura ha deputalo i falsi tribuni. Ma gli stranieri non si compiacciano delle sventure di questo paese e delle querele che ne muovono i suoi migliori abitanti. Quando gli altri paesi oggi in Europa piii potenti, la storia de quali comincia dopo quella di Roma, avranno vissu!o cosi a lungo, si chiameranno fortunati di trovarsi nello stato attuale dell'Italia, la quale benché inetta finora a difendersi, non si è lasciata mai assorbire, come si lasciarono la Gallia, la Spagna, la Germania meridionale; ed ha esercitato una tale influenza anche nella storia moderna, nell'ultima sua decadenza, che fino al secolo XVI il latino é stato la lingua universale della scienza e della diplomazia.

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