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Talla tradizione e dal pensiero latini mente universale, la quale, quasi sorella mino

mai spenti durante il medio evo, re, lo avrebbe col braccio temporale sostenuto neppure ne' secoli di piú fitta bar- e difeso contro qualsiasi nemico. L'anno 800

barie, nacquero le due somme au- segna con l'incoronazione di Carlomagno ad torità, che, quasi due soli, illuminarono di imperatore romano la rinnovazione dell'impero fulgidissima luce quell'età di ferro e di vio- nei re franchi, rinnovazione che dura ben poco, lenza, strinsero in un'unità almeno ideale i perché già nel 962 la dignità imperiale passa popoli cristiani viventi nel disordine e nella con Ottone I nei re germanici, fatti ormai i disgregazione politica: il papato, potestà emi- piú potenti monarchi della cristianità. Cosi sornentemente ideale e perciò piú duratura, che se il « sacro impero romano di nazione tededalla sua sede di Roma affratellava le genti

sca » che, attraverso varie vicende e trasformanella fede comune ed esercitava per mezzo zioni, visse fino circa al 1800, impero, che in della complicata gerarchia ecclesiastica la pro- teoria comprendeva tutto il mondo civile o alpria azione moderatrice sulle menti de' fedeli ;

meno quella parte posseduta un tempo da Roe il sacro romano impero, universale piuttosto ma, in pratica invece si restringeva per lo piú di nome che di fatto, al quale spettava di riu- alla Germania ed all'Italia. La pace e la connire, con gli argomenti del giure e meglio con cordia regnarono tra le due potestà, finché il la forza della spada, i popoli d'Europa sminuz- pontefice, pago del pastorale e della stola, rizati in innumerevoli piccoli feudi e mantenerli

mase, quanto riguarda le cose temporali, in una in pace e concordia tra loro.'

specie di dipendenza dall'imperatore; ma quanSopravissuto al tremendo urto de' popoli do, per le accumulate ricchezze e per le numebarbarici che fece crollare l'antica potenza di rose aderenze uscito da questa tutela imperiale, Roma, il papato, sentendosi debole ed inerme

volle man mano entrare nel campo politico, di fronte ai re longobardici che minacciavano anzi usurpare addirittura il potere imperiale, di togliergli ogni libertà, pensò di risuscitare

non poteva non avvenire il fatale urto tra i l'antico impero romano, non ancora dimenticato due poteri, che avrebbe riempito Italia e Gerda' popoli, e crearsi cosi una potestà ugual- | mania di stragi e scandali e scosso ne' fedeli

il rispetto che li teneva soggetti alla doppia ' Per questa introduzione storica mi sono valso

autorità di Cesare e Pietro. La prima lotta, tra principalmente del GREGOROVIUS, Geschichte der Stadt Rom, 2a ed., Stuttgart, 1871, voll. V e VI, e di I. DEL LUN

Gregorio VII ed Arrigo IV, si mantiene in una Go, Da Bonifacio VIII ad Arrigo VII, Milano, 1899.

regione piú alta : da un lato si combatte per

I. - IL GIORNALE DANTESCO.

emanciparsi completamente dalle ingerenze im- di quel rancore funesto i discendenti dell'infeperiali nelle nomine ecclesiastiche e, possibil- lice imperatore, Manfredi e Corradino; si stamente, per far valere la propria voce anche bilisce sul trono insanguinato di Sicilia il bracnelle cose temporali; dall'altro si cerca di con- cio destro della Chiesa, Carlo d'Angiò, autore servare i diritti di supremazia acquisiti ed escir- materiale della distruzione di casa Sveva. citati per parecchi secoli. La vittoria., arride Però il papato non gioisce a lungo della al papato che, perseguendo il piano teocratico vittoria ; esso non s'accorge che le due potestà incominciato a svolgere da Gregorio VII, ar- sono strettamente collegate assieme, che, carriva al colmo di sua potenza durante il ponti- dine e centro della civiltà medievale, i due lu

e ficato di Innocenzo III, dinanzi al quale s’umi- minari traggono nutrimento dalla medesima raliano tutti i sovranj:d'Europa e dal quale ri- dice, che insomma la caduta dell'uno avrà per cevono in feudo i loro regni come se fossero conseguenza necessaria la caduta dell'altro. La vassalli di santa Chiesa; intanto l'impero deve lotta secolare li ha estenuati ambedue; cosi volgere:altrove gli sforzi, cioè a domare: i ri

non potranno resistere alle nuove energie delle belli comuni dell'alta Italia che, nonostante le individualità nazionali, che, lentamente delireplicate sconfitte, finiscono col battere il Bar

neantisi sopra lo sfondo disordinato dell'età barossa a Legnano costringendolo cosi a ricono

di mezzo, daranno l'ultimo crollo a quel monnoscere le libertà comunali. La potenza impe- do col suo papa e col suo imperatore; ogni riale fiaccata, ma non vinta, aspetta tempi mi- nazione pretenderà d'avere una vita indipengliori, e ritorna alla riscossa con Federigo II dente, un organismo proprio, e combatterà e contro il papato e contro i comuni. Questa ugualmente ingerenze straniere e velleità di volta la lotta è piú accanita e violenta che dominio universale. Questa causa principalmai; lo scopo de' due combattenti non è piú mente determinerà la mala riuscita de' due ulsoltanto di respingere l'avversario entro i li- timi tentativi di rimettere il mondo sulle antimiti della sua giurisdizione, ma ci va di mez- che vie, il primo opera d'un papa ambizioso, zo l'esistenza stessa dell'istituzione. (Fu allora il secondo d'un imperatore bene intenzionato, che i due nomi di Guelfo e Ghibellino, funesto Bonifazio VIII ed Arrigo VII. dono della Germania all'Italia, trapiantati nella Di natura violenta ed ambiziosa, Bonifapenisola assunsero il significato di partigiano zio VIII pensò valersi dell'indebolimento deldella Chiesa il primo, dell'Impero il secondo, l'impero a rialzare la potenza temporale del pae riempirono di guerre e stragi il bel paese pato e a far rivivere la politica di Gregorio VII, schierando finanche i cittadini della medesima

senza possederne l'ingegno e l'altezza morale. città sotto le due nemiche bandiere).

Nessun pontefice prima di lui aveva con tanta Il papato vorrebbe ora levarsi d'attorno la

veemenza e risolutezza proclamato la supremaminaccia continua dell'impero che, con l'occu- zia della Chiesa sullo Stato, « quod Romanus pazione del 'reame di Sicilia da parte degli Pontifex — imperat super Reges et Regna » ;' Svevi, gli è divenuto un vero incubo; l'impe- nessuno aveva avuto cosí poco scrupolo nella ratore sa di pugnare per un alto principio, che scelta de' mezzi, come lui, ch'era intento unicon lui deve vincere o morire, e perciò né camente ad arrivare alla meta agognata. Assiscrupoli religiosi né considerazioni morali lo

curatosi il dominio della Campagna romana trattengono dall'usare ogni arme lecita ed il

con una guerra spietata contro i potenti Colonlecita contro il temuto rivale. Tutto inutile; inesi, le sue mire si rivolsero tutte alla Totempi sono cambiati, e Federigo non ha fatto

scana e tratto, per mezzo dell'Elettore di Sasi conti con la nascente nazionalità italiana che sonia, con Alberto d'Austria affine di ridurla informa la resistenza dei comuni. Benché di

a feudo della Chiesa (volebat sibi dari totam nascita, carattere e cultura piú italiano che te- Tusciam). desco, e parte non piccola egli stesso nella Firenze avea finito allora allora di consoliformazione della letteratura nazionale, l'impe- dare la costituzione democratica con i terribili ratore svevo rimane pur sempre un estraneo Ordinamenti di Giustizia del 1293 e, rimanendo alla maggioranza del popolo italiano, il quale pur fedele alla tradizionale politica guelfa, alla decide la tenzone in favore del papato. Rapido come una meteora passa via il « terzo vento di

| Epistola al Vescovo e all'Inquisitore di Firenze.

V. BARTOLI, Storia della letteratura italiana, vol. V, Soave », e con lui tramonta la fortuna dell'im

p. 127. pero. Ma l'odio implacabile dei papi non s'ap

2 Vedi motto in Levi, Bonifazio VIII e le sue repaga ancora, ed uno dopo l'altro cadono vittime

larioni col comune di Firenze, Roma, 1882.

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quale dovea gran parte della sua potenza, non Mostratosi il papato inetto a restaurare nella intendeva punto rinunziare alla propria indi- penisola la pace e la concordia, non rimaneva pendenza. Perciò, accortasi delle ambiziose me

che porre tutte le speranze nell'altro luminare, ne del pontefice, seppe sventare tutti gl' intri- nell'impero; ad una terza probabilità non si ghi orditi alla corte di Roma e mantenere in

pensava ancora. tatte le istituzioni popolari. La città era in quel

Nel 1308 gli elettori inalzarono a re di Gertempo tutta in armi e in discordie per la di

mania, Arrigo, conte di Lussemburgo, signore visione dei Bianchi e dei Neri, i primi demo

poco potente, ma uomo giusto ed imparziale, cratici ed indipendenti, i secondi feudali ed ari

dotato di molta bontà e di gran cuore. Da stocratici. Papa Bonifazio, simulando di voler

mezzo secolo, cioè dalla morte di Federigo II metter pace tra i cittadini, entrò di nascosto in trattative coi Neri e credé, per mezzo del

in poi, gl'imperatori non erano piú discesi in loro aiuto, di potersi assoggettare Firenze. Pa

Italia, e perciò la decisione di Arrigo VII di recchi furono i tentativi ; tutti però con esito

passare le Alpi e di cingere la corona impenegativo; neppure la venuta di Carlo di Va

riale sollevò gran rumore nella penisola, timolois, colla conseguente vittoria di parte Nera

re e sospetto nei Guelfi, speranze ed illusioed esilio di parte Bianca, mutò gran cosa

ni ne' Ghibellini e ne' Bianchi. Le migliori innella costituzione di Firenze, ché il popolo,

tenzioni animavano Arrigo; nemico dichiarato vigile custode delle sue libertà, costrinse i

dei due nomi di Guelfo e Ghibellino, « venne nuovi reggitori ad accomodarsi alle istituzioni giú, discendendo di terra in terra, mettendo democratiche. Cosí svanirono i sogni teocra- pace come fusse un agnolo di Dio». (Dino tici di Bonifazio, e l'effettuazione de' suoi pia- Compagni, Cronica III, 24). Questa volta l'imni di dominio universale dovette trovare un peratore intraprendeva la calata in condizioni ostacolo ancor maggiore proprio nel suo amico speciali, accompagnato, non come al solito, dalle d'un tempo, nel re di Francia, che a capo di scomuniche papali, ma col consenso e colla una nazione già solidamente costituita, riget- benedizione del pontefice che sperava di trotava ogni ingerenza papale nelle faccende in

vare in lui un valido appoggio contro le soterne dello stato. Alle bolle e scomuniche

verchianti pretese della casa di Francia. Era papali rispose Filippo il Bello coi trattati an

davvero uno spettacolo mai piú visto, dopo tanti ticuriali de' suoi giuristi e, in modo piú brutale,

secoli di lotta, Pietro e Cesare pienamente d'accoll'attentato d'Anagni.

cordo, sicché noi comprendiamo bene l'entuQuesta sconfitta del papato politico non fu

siasmo destato da questo fatto nei contemponé nobile né grande, ma ormai i tempi erano mutati, e l'insulto fatto all'autorità delle « som

le città gli aprirono le porte e lo accolsero come Chiavi » non valse a sollevare l'indignazione e la protesta dei fedeli, anzi passò quasi

me signore, ma ben presto la resistenza di Bre

scia lo fece accorto delle difficoltà che l' aspesenza compianto. La dignità papale avvilita

tavano. ed umiliata non ebbe piú la forza di resistere alle soverchianti ambizioni del re di Francia Dirigevano le fila del partito guelfo i Fioche, creato un papa francese, l'attiro entro i rentini, i quali temevano, ed a ragione, che propri stati ad Avignone, dove i pontefici di

la vittoria dell'impero potesse recar danno alla vennero strumenti piú o meno docili nelle ma

loro costituzione democratica; nominalmente ni dei Capetingi. L'Italia per la prima volta il capo ufficiale della lega guelfa era Roberto, priva delle due potestà, versava in uno stato re di Napoli. di disordine e confusione tali da rallegrarsi ben

Ma piú potente della politica antimperiale poco della riacquistata libertà; anzi, ai piú eletti

del Comune di Firenze e del re angioino, ostapensatori del tempo appariva quell'anarchia, colava l'impresa d'Arrigo un formidabile ne(che veramente era preparazione d'una nuova mico, che avea già deciso la fine della teocraciviltà), effetto della mancanza dei due soli, che zia medioevale con la caduta di Bonifazio VIII. avevano per parecchi secoli illuminato il mon- Erano già lontani i tempi del Barbarossa, quando e l'Italia.

do le bandiere comunali s'abbassavano riverenti

al solo passare dell'aquila imperiale; la nazio| Tuttavia il generoso avversario di papa Bonifa

nalità italiana andava sempre piú affermandosi zio, Dante Alighieri, senti ribollirsi l'animo di sdegno e pianse l'abiezione in cui era caduto il vicario di Cristo.

ed il sentimento nazionale spuntava, incosciente (Purg., XX, 86-90).

ancora, dappertutto in Italia: nei Milanesi, che

m. ranei, soprattutto in Dante. Al primo impeto

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