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che se essa, come pare, è della stessa mano del codice, non fu segnata se non dopo che il lavoro fu compiuto per intiero.

Il f. 73 a comincia con la seguente rubrica:

« Qui comincia la guerra che Tolosa, una città di Galia, che co' Romani per la sua grande potenzia.

« In quello medesimo tenpo che la bataglia era stata i[n] Numidia, era 'ndato in Galia Lucio consolo con grande giente, sopra quelli della città di Tolosa, la quale gueregiava li Romani per mare e per terra quanto potea... ».

Si riprendono qui senza dubbio le Storie romane, che s'erano lasciate da parte, per inserirvi nel mezzo la Giugurtina di Sallustio, racconto certo più ampio di quello che esse presentavano, e si continuano fino al f. 83 c, dove rimangono in tronco, perché l'amanuense non continuò più a trascriverle, dopo aver copiato la rubrica che riporto : « Sicome lo re Mitidrates ruppe la pacie, la quale avea giurata. 792 ». Resta bianca tutta la seconda colonna: inoltre è notevole che il foglio seguente non porta il numero 84, ma 87. Forse se n'erano lasciati bianchi parecchi, ora perduti, per continuare la trascrizione interrotta delle Storic Romane.

Ma che cosa sono esse queste Storie romane e con quale delle composizioni note di siffatto genere si possono identificare? La loro antichità, l'essere senza il minimo dubbio tradotte dal francese, il precedere ai Fatti di Cesare, conducono facilmente al sospetto che si tratti d'un'opera che abbia strette attinenze coll'Histoire ancienne jusqu'à César, della quale parlò a lungo il Meyer nel suo articolo ripetntamente citato, mostrando come il più delle volte si trovi unita coi Fait (1). Disgraziatamente fra i tratti ch'egli ne riporta, non v'è che un breve periodetto che si possa confrontare colla parte adoperata nel cod. Hamilton, e questo,

(1) laky, 36 98., sopratutto pp. 37 e 19-51.

a dir vero, non corrisponde bene (1). Ma ci verrà in aiuto un codice Laurenziano, il numero 88 dei Gaddiani reliqui, che porta il titolo di Frammenti di storia romana. Esso contiene senza dubbio, nonostante differenze non gravi, lo stesso testo che il cod. Hamilton; solo, essendo mutilo, non comincia se non colla guerra dei Tarentini contro i Romani, ma da questo punto in poi procede innanzi, senza inserzioni estranee e senza lacune, fino al glorioso ritorno di Poinpeo in Roma, vincitore dei pirati, della Grecia e dell'Asia. Ora, lasciando gli altri raffronti che si potrebbero fare, l'ultimo capitoletto è la traduzione letterale dell'ultimo dell'Histoire ancienne, riferito dal Meyer; cosicché non ci può essere dubbio di sorta, che questi Frammenti di storia romana e quelli del cod. Hamilton non sieno estratti dalla compilazione francese (2).

Così siamo giunti finalmente, esaurito l'esame di tutto ciò che precede, ai Fatti di Cesare, che occupano il resto

(1) Le poche righe che potrebbero servire al confronto, sono: «Ci revient au fait des Romains, conme ceulz de Tarente rerelerent contre cult. Orendroit vous diray de Pirrus et des Romains... Dit vous ay et conté que au temps Sevola et Domitius, conseilliers de Rome, furent li Romain desconfit, par les Galois ct par leurs aides », p. 48. Il cod. Hamilton ha una rubrica diversa e il capitolo comincia : « Apreso l'anno che la città era stata fondata a .CCCCXLIII. anni fuoro Delabone (sic) e Domicius consoli. Nel tenpo di costoro s'asembraro quegli di Lucania e li Usigieni e li Brustieni e li Galesi di Sene...», f. 11 c.

(2) Ho dato altrove notizia di una traduzione intera dell' Histoire ancienne e di un compendio di essa, in questi medesimi Studi, V, 166 sgg., e ad un codice della prima già aveva accennato il MEYER, loc. cit., pp. 62-63. Probabilmente la Storit romana fu estratta, non direttamente dal testo francese, ma dalla traduzione intera. Il ms. Laurenziano è descritto nel BANDINI, Suppl. II, 87-88. È membranaceo, del secolo XIV, acefalo, come ho detto. Basteranno le ultime righe a dimostrare come si tratti veramente d'una traduzione dell'Histoire ancienne: «...

..quando Poppeis fu tornato alla città di Roma furono tutte le battaglie vinte e riposaronsi, secondo che dice Eutropis, ché tutto il mondo era stato per gli Romani agravato e vinto; ed ebbero fine l'anno ch'egli compica DCCC (sic) anni che Roma era istata fondata ». Segue l' Explicit: « Qui finiscono le rerucie istorie Romane, le quali durano da Romolus etc. », f. 80 r, cfr. Romanin, XIV, 48 & 74. È notevole che quest'ultimo capitoletto è numerato DCCCXIII e il primo rimasto DCXXVI, e che anche nel cod. IIamilton alcune delle rubriche hanno nuneri cosi alti e a un dipresso corrispondeuti, mentre a contare le rubriche della sola Storia romana se ne resta ben lontani. Che sia un resto della numerazione dell'intera llistoire ancienne?

del codice, dal f. 87 al 160. Ecco la rubrica con cui s'aprono ed una parte del prologo:

« Qui incomincieremo il prolago de[?] libro che Salustio fecie di Catelina e dela sua congiurazione, compilato insieme di Salustio e di Lucano. Questo primo este di Giulio Ciesari e di che ufici iera governata Roma e chi la cominciò a fare.

« Ciascun uomo a cui Idio à donato senno e intendimento e i quali si brigano di più vallere che gli altri, si debbono con somo istudio sforzare che elli no trapassino questa vita e i [1]loro tenpo in tale modo, che di loro non sia detto alcuno bene, e che elli non viva[no] come le bestie, le quali la natura à formate e inchinate giù ala terra e ubidenti al disiderio de[1] loro ventre solamente. La vertù del'uomo e la forza è posta nel'animo e nel corpo. L'animo per comandare e il corpo per servire e ubidire più principalmente usiamo e usare dovemo (l'uno cioè l'animo), ché l'anima à in sé la imagine e la senbianza di Dio e il corpo è comune ale bestiali fraileze. Per la quale cosa a me più diritto pare, chi vuole adomandare gloria , egli la dee disiderare e studiare per richeze di senno e di studio, d'ingiengno, d'animo, che pe[r] richeze di forze di corpo e d'avere adomandare gloria e ciercare onore; e in questo modo (1), per cagione che la vita del'uomo è brieve ma vertude e ragione e ingiengnio fae lunga la memoria di noi, distendere e ralungare la memoria (2) dell'uomo apresso la morte. Perciò che gloria di beleza e onore di richeza è tosto finita e trapassata e mutevole e fraile, la vertude è famosa e tesoro eternale.

< Grande contenzione feciero gli antichi uomini e lungo tenpo ne ffue tra gli uomini grandi quistioni per sapere come cavalleria potea più esere inalzata (3) e più e magiormente andassero inanzi, o per forza di corpo o per virtù (di forza e) d'animo o per senno di cuore. Ché anzi che l'uomo facia o cominci la cosa, dee l'uomo consiglio pren

(1) Il cod. mondo,

(2) Il cod mieru.

(3) F, 87 b.

dere e apresso il consiglio dee l'uomo seguire il fatto. Non vale dunque niente consiglio sanza opera, né opere sanza consiglio, e così e l'uno e l'altro per sé è insofficiente e l'uno del'altro abisongna. Però istudiavano e assagiavano l'uno degli antichi i[l] loro ingiengno e l'altro la loro forza, e i(l) Re - perciò che in terra questo fue primo nome di singnioria

- alcuno di loro istudiavano e adoperavano i [l]loro e nella loro giente lo ’ngiengno e chi la forza; ché l'uomo s'apercievesse (1) che senno e ingiengno puote molto profittare nele bataglie con esso la forza. E infino a quello tenpo sanza avarizia viveano e le sue cose propie a ciascheduno piacieano e contentavano assai, infino a quella ora che in Asia i [r]re Ciro e in Grecia li Limanciedonij e li Atenesi (sic) cominciarono a ismuovere le guerre e a conquistare e a sottomettere primiera mente le cittadi e le gienti e ad avere cagione di guerre e di bataglia per cagione di loro sengnioria acresciere e per la grande voglia del sengnoregiare, e a credere che somma gloria fosse in avere grandissima sengnoria. Ché anzi che lle guerre cominciassero, li uomini erano sanza convoitigia e sodisfaciea (2) a ciascuno ciò ch'elli avea. Allora si studiava ciascuno più volontieri in suo ingiengno usare in senno che i [r]richezza amassare, che niuno nonn à forse (sic) che in prestanza. E così lo testimonia Ciecero che disse: Ciò che mi puote esere tolto non ee già mia cosa. Alora finalmente per pericoli e altri fatti fue trovato e veduto che in guerra e in bataglie, sicome avemo detto di sopra, molto puote e vale ingiengnio. E se la vertù del' animo de' re e de' sengniori, come s'ingiengna e si conforta nel tenpo dele brighe, così faciesse in tenpo di pacie, più chetamente e più fermamente istarebero li fatti umani, né no vedresti altro stato ad altri andare né così mutare né mischiare tutte cose. Perciò che la sengnioria si tiene agievole mente con quelle

Cfr. il testo riportato dal MEYF1, loc.

(1) È il francese aperceüst male inteso. cit., p. 6.

(2) Il cod. xosilisfuriva.

e

е

arti, per le quali al cominciamento (1) fue aquistata. Ma poi che i [1]luogo del faticare viene la pigrizia e i [1]luogo di continenza e di diritura vengono gli disordinati disideri, come cominciaro a venire che niuno non intendeva alora ad altro che amassare avere e l'altro amava meglio pacie che travaglio, l'altro lussuria e orgoglio più che pacienzia né diritura, e molti v'aveva di quelli che no chiedevano altro forse (sic) che bere e mangiare e dormire e agiare il corpo e dell'anima non calea loro, donde la lussuria e la superbia montava e alora la ventura insieme e' costumi si rimuta ».

Abbiamo riportato tutto questo lungo tratto, perché da esso risulta con evidenza una cosa molto curiosa, cioè che noi non abbiamo dinanzi una schietta traduzione dei Fait des Romains, ma bensì una traduzione interpolata di continuo nel modo più bizzarro. Il testo di cui l'amanuense si serve per completare i Fait è lo stesso Sallustio, del quale viene con scrupolosa cura restituendo al suo luogo tutto ciò che l'autore di essi aveva creduto poter omettere; solo, il modo stesso delle aggiunte, sopra tutto le frequenti strane ripetizioni d'un medesimo concetto con parole diverse, dimostrano che l'interpolatore non si valeva del testo latino, ma bensì d'una traduzione. Questa poi con tutta facilità si identifica colla traduzione di frà Bartolomeo da San Concordio, dalla quale vedemmo aver tolto già prima lo scrittore del codice tutta la guerra giugurtina, per inserirla nel mezzo delle Storie romane (2).

(1) F. 87 c.

(2) Riporto qui in nota, a comodo dei lettori, perché sia reso facile ed immediato il raffronto, il primo tratto del Proli go dei Fait, togliendolo dalla Romania, e il brano corrispondente della Giugurtina di frà Bartolomeo. Per questa cito l'edizione Silrestri (Milano, 1845).

Chascuns hom a qui Diex a donnée A tutti gli uomini, li quali si brigano reson ct entendement se doit pener que di più valere che gli altri animali, si conil ne gast le tens en oiseuse, et que il viene con sommo studio isforzare ch'egli ne vive comme beste qui est encline et non trapassino questa vita in tai inodo che obeissant a son ventre tant seulement. di loro non sia detto alcuno bene; siccome La vertu et la force de l'ome est en l'ame diviene delle bestie, le quali la natura ha et el cors ensemble. L'ame doit com- formate inchinate giù a terra e ubbidienti mander et le cors servir et obeir. Car al desiderio di lor ventre. Ma ogni nostra

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