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Non lascio peraltro di riporre in un' Appendice le Rime che in alcuna maniera potrebbero farsi credere come proprie del sommo Allighieri, sebbene mostrino di essere lavoro di mano troppo diversa. Rispetto a quelle che io m'affidai di dover escludere del tutto, se vi sarà chi, traendo argomenti diritti e sicuri dalle opere del nostro Autore, mi vorrå togliere d'inganno, gliene avrò obbligo come d'un segnalato benefizio. Amico della verità, mi professo amico di chiunque me la dimostra, o abbatte gli ostacoli che mi proibiscono di scorgerla. Il mio studio è sempre uno « Dante spiegato con Dante »: questa è la severa e invariabile Critica che mi sono imposta. Dante sia interprete e giudice di se stesso, egli, che dimostrò una mente sola e un solo cuore in ciascuna opera sua, e seppe improntarle tutte d'un medesimo sigillo.

L'impresa, cui mi accinsi, è pericolosissima, piena d'impedimenti gravi talora e intentati; pur la condussi con tenace proposito, e bramoso di servire alle nostre ottime Lettere, documento di civiltà ed esempio. Vagliami almeno il buon volere e la dignitosa coscienza, che mi assicura di non aver mancato in nulla per esser men disuguale all'arduo e nobile lavoro. Cercati con diligenza e ricercati i codici e le stampe più accreditate, dell'opera altrui io profittai con gratitudine riverente, e si vedrà in ogni luogo che occorra. Se non che mi piace qui ricordare innanzi tutti il Fraticelli e il Wille, che tanto

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savie e diligenti cure spesero intorno alle Rime di Dante, e il Tommaséo, che degli Amori di Dante scrisse con sentita verità ed eloquente dottrina. Ove altri voglia riputare soverchia la paziente mia fatica e disdegnarla, gli tornerà pronto di liberarsene, poichè ho provveduto che la Vita Nuova e il Canzoniere restino affatto divisi dagl' incomodi commenti e si possano leggere e ammirare nella schietta loro forma, eziandio in questa nuova e più compiuta edizione. Alcun luogo fors' anco rimarrebbe ad emendare e alcuna lezione desiderarsi migliore; pur non vo' smettere la fiducia d'aver agevolato lo studio di quelle due opere del maggiore Poeta.

Ad ogni modo si meditino e l'una e l'altra, e ne prenderà degno frutto la generazione presente. La quale importa assai che si educhi a virili e generosi affetti, e si trattenga dallo spossar l'anima nel travaglio delle materiali passioni. Che è la vita, se amore non la conforta? Ma che è l'amore, la virtù non lo sublima ed eterna? Apprenda ivi la donna a meglio pregiare e custodire il divino tesoro del suo affetto, e vedrà quanta potenza si chiude in 'cuor di donna che amando s'adopera ad eccitare e promuovere la virtù in chi merita e brama il suo amore. I giovani vi attingeranno gentilezza di pensieri, e sentiranno la necessità di condursi ad onore e amar il bene, per bene e durevolmente amare. Ma quivi rivolgansi gli odierni poeti affine di ritemprare la Lirica alla verità del

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l'affetto, alla nobiltà de'sentimenti e della forma, ed all' arte avvivata dalla felice natura. Rammentino che la poesia non vuol essere un vano brillamento che si dilegua, non un rumoroso strepito che introna, non immagini nebulose e disformati concetti, nè un improvvido, accozzarsi d' idee fuor di natura, ma verità e bellezza, scienza e virtù, fede e amore. Il rinnovato secolo aspetterà ancor lungamente il suo epico Cantore, e noi consoliamoci d'affrettarlo co' fervidi voti. Ben l'Italia, che or rivive libera e potente della sua unità, deve pretendere da' suoi poeti che si continui la scuola di Dante, e sia richiamata la Lirica a maestra di leggiadri costumi, a gloria delle nostre arti e a far desiderabile e cara e santa la libertà dei popoli.

LA VITA NUOVA.

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