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TADDEO.

LISETTA.

Di divenir si tratta

LISETTA.
Il suocero d'un re. Cosa può fare ( voi siete impazzato, o mi volete
Il merito d'aver si bella figlia!

Far impazzar ; e poi non vi sovviene
Che importa a me se Savio del Consiglio, Che in isposa a Sandrin mi prometteste ?
Se patrizio non son, nè senatore;
Se tu, Lisetta mia, tu dolce frutto Altri tempi, altre cure : or occuparsi
Di mia paternità , compensi il tutto! Di si bassi pensier più non conviene.
Impaziente io sono... eccola. Ah vieni,
(Va incontro a Lisetta che vede venire, e Ed io dovrei...
l'abbraccia.)

TADDEO. Vieni fra le mie braccia, o cara figlia ,

Non dubitar, carina, l'u lo splendor sarai di mia famiglia. Sarai, Lisetta mia , sarai regina. Le favole e l'istorie

Figlia, il Cielo ti destina Parleranno di te.

Per isposa ad un sovrano.

Ti vedrò lo scettro in mano,
LISETTA.
Che dite mai?

Ed invece della cresta
Padre mio, non comprendo...

La regal corona in testa :

E d'eredi una dozzina
TADDEO.

Usciran dal sen fecondo
Ah ! tu sarai

Della gravida regina ,
Sposa d'un re.

Che saran stupor del mondo,
LISETTA.

E dei sudditi l'amor.
D'un re! (Sogno o deliro?) E scherzando i nepotini
TADDEO.

Tutti intorno a me verranno :
Conosci il conte Alberto?

O che cari pargoletti!
LISETTA.

Che graziosi principini !
È quei che alloggia Ed i popoli soggetti,
Nella nostra locanda ?

Tutti omaggio presteranno
TADDEO.

Alla figlia e al genitor. (Parte.)
Quello appunto.
Egli conte non è.

SCENA VIII.
LISETTA.

LISETTA.
Chi è dunque :
TADDEO.

Che novità, che stravaganza è questa!

Di quale confusion m'empi la testa Un re che viaggia incognito.

Di mio padre il linguaggio oscuro e strano, LISETTA.

Il conte Alberto è re!... vuole sposarmi ! E che specie

Non vi sarebbe sotto qualche trappola Di re crcdete voi che sia costui ?

Per ingannare me e mio padre?... E poi
TADDEO.

Come potrei Sandrino mio tradire ?...
Egli... ma zitto : egli è de' Corsi il re; Tradirlo! ah no... mi sentirei morirc!
Il gran Teodoro, e non il conte Alberto. Come obbliar potrei
LISETTA.

Il mio primiero amor?
Ma non potreste equivocar?

Ah ch'io ne morirei

Di pena e di dolor.
No certo.

Il caro amato oggetto
Ogni sospetto è vano :

Sveller non so dal cor,
Vidi cogli occhi miei , toccai con mano E al mio primiero alletto
Gli editti, gli ordini,

Saro costante ognor.
L'armi, il sigillo,

Ma che rimiro ? ei stesso
Le marche e i titoli

Con Belisa vien qua: molto occupati
Di Maestà.

In familiar discorsi , e allegri molio
Ei t'ama , e per isposa a me poc'anzi Mi paiono ambedue : cos'egli mai
Dal segretario suo chieder ti secc.

Ha da far con colei ? sono inquieta

È un re,

TADDEO.

Felice te,

BELISA.

BELISA.

LISETTA.

Se non giungo a saper di che si parli :

E una donna europea ,
Mi porro qui in disparte ad ascoltarli. E di questo cervel vo' dargli idea.

SANDRINO,
SCENA IX.

che sei

Sempre lieta a dispetto BELISA con SANDRINO, LISETTA

Delle vicende tue! in disparle.

BELISA.

Le mie vicende,
Mio caro Sandrino,

Che altri pianger farian, rider mi fanno.
Quel cor dunque m'ama?

SANDRINO.
SARDRIXO.

Sarei ben curioso
Ti cerca, ti brama,

D'udir le tue avventure.
Per te tutto è ardor.

BELISA.
LISETTA.

Io di narrarle (Suo caro lo chiama,

Non ho difficoltà. Nacqui in Vestfalia; Si parla d'amor!)

Un mio fratel, che solo

Restat'era di tutta la famiglia,
vago mio volto

Inquieto, impaziente,
Conquiste fa ognor.

Ardito, intraprendente,
(Prende per mano Sandrino.) D'indole romanzesca

Sparve improvviso; e nell' età più fresca (Che vedo! che ascolto!

Soletta mi lasció.
M'insultano ancor!)

SANDRINO.

Crudel sventura!
SANDRINO.
Non far la tiranna
Col nuovo amator.

Il mal non fu si grande : uno straniero
LISETTA.

Mi si olire per isposo, a lui mi fido:
(L'infido m'inganna,

Lo credo amante, e seco
E finse finor.)

Abbandono la patria: indi a non molto

Lo sposo m'abbandona.
INSIEME.
BELISA, SANDRINO.

E allor...
La gioia, il diletto,

BELISA.
LISETTA.

Per varii casi,
(La rabbia, il dispetto,)

Or altri abbandonando
A TRE.

Ed or abbandonata,
Da questo momento

Qua giuosi ; e cosi appresi
Mi sento nel cor.

Degli uomini a conoscer l'incostanza;
SCENA X.

Della moneta istessa

A pagarli però m'accostumai;
BELISA, SANDRINO.

A chi mi chiede amore
Non dono il cor, nè il niego :

Ascolto tutti e con nessun mi lego.
Dunque come dicea, gentil Belisa ,

SAXDRINO. Quello stranier che t'ama,

Il tuo bizzarro umor, Belisa, ammiro. Il deposto sullano, Acmet è quello In abito d'Armen.

Ma Acmet colà rimiro...

BELISA.

SANDRINO.

SANDRINO.

BELISA.

SCENA XI.

ACMET, BELISA, SANDRINO.

Che bella gloria
Di veder a' miei piedi
La deposto sultan! prendermi spasso
Con quel Turco voglio. Vo' che conosca
Qual differenza passa
Fra una schiava circassa

ACMET.

Sandrin, colei ch' è teco, è quella appunto
Che piace agli occhi miei.

SANDRINO.

ACMET.

BELISA.

BELISA.
Belisa è questa.

Di buona grazia
BELISA.

Gentilmente convien pregarla pria La vostra serva umil.

E d'accettarlo, e di scusar l'ardire : ACMET, prendendola per un braccio. E femmine talora

Dunque vien meco. Di si buon cuor vi sono BELISA, distaccandosi sdegnosamente. Che fan l'onor fin d'accettar il dono. Olà, signor, che impertinenza! abbiate

SANDRINO.
Più rispetto per me.

Che bizzarro cervel !
ACMET.

Belisa l'accarezzando.
Tu non dicesti

Via , caro Turco, Che sei la serva mia ?

Questa prima lezion mettete in pratica;
BELISA.

Fate l'offerta vostra.
Turca è l'idea.

SANDRINO.
ACMET.

(Questa è una cosa da morir di risa.) Dunque non m'ami? BELISA.

Questo gioiello d'accettar, Belisa,
Acció ch'io v'ami, a voi

Ti prego, e dell' ardir chiedo perdono.
Tocca a inspirarmi amor.
ACMET.

Scuso l'ardire, Acmet, e accetto il dono. Il favor mio

(Facendo un grand' inchino, prende il Sopra di te discese,

gioiello.)
Come rugiada del mattin , che cade Bravo davver! da un Turco
Ad innaffiar le rose e i tulipani.

Tanto non attendea : se seguirete
BELISA a Sandrino.

A profittar così, farete in breve
Che diavol dice?

Sotto la scuola mia
SANDRINO Belisa.

Un onore immortale alla Turchia.
È stil de' gran sultani.

Se voi bramate
BELISA a Sandrino.

Il nostro amore,
Eh ch'io non ho bisogno

L'arte imparate Che rugiada m'innafli.

Di farvi amar. (Ad Acmet.)

I vezzi teneri,
Grazie, Acmet, io ti rendo...

I dolci modi,
АСИЕТ.

Il tratto amabile
Come! tu sai chi sono!oime! che intendo! Sono quei nodi
Sandrin, tu mi tradisti.

Che il cor ci possono
SANDRINO.

Incatenar.
È ver, gliel dissi :

Col ruvido impero,
È troppo giusto che la donna amata

Coll' aspra favella, Sappia chi è quei che l'ama;

Col ciglio severo, Chè a sconosciuto oggetto

Di giovine bella
Raro s'accorda affetto.

Invan pretendete
L'affetto acquistar.

(A Sandrino in disparte.) Non temete, signor, ch'io tacero;

Se ancor non l'intende, E se amabil sarete io v amerò.

Tu meglio, o Sandrino, ACHET, presentando con aria autorevole

A quel babbuino
un anello a Belisa.

La scuola puoi far.
Prendi questo gioiello : amami, e taci.
BELISA

SCENA XII.
Che rozzo modo è quello
D'offrir doni a una giovine che s'ama?

ACMET, SANDRINO.
АСИЕТ.

ACMET.
Che sar dunque dovrei?

Sandrin, questa ragazza

BELISA.

TEODORO.

GAFFORIO.

SAXDRINO.

TADDEO.

GAFFORIO.

GAFFORIO.

È impertinente e pazza : eppur

l'istessa ! Legge oragion che il matrimonio annulli... Impertinenza sua, la sua pazzia Ha una segreta incognita magia

Ma che diranno i posteri?
Che irrita il mio desir, punge il mio core:
La vo' seguir...

Eh, mio sire, (Parte.)

Sempre i viventi a modo lor faranno,

E i posteri diran quel che vorranno.
Seguitela, signore.
Va, stai concio: bai trovato un umor bello,

SCENA XIV.
Che a buon partito ti porrà il cervello.

TADDEO, che conduce LISETTA, SCENA XIII.

e DETTI. TEODORO, GAFFORIO.

Vieni, o figlia, a un re che l'ama Signor, tutto è compito :

E a regnar seco ti chiama.

Permettete, Maestå,
Ritorno a te negoziator felice.
Al locandier parlai, qualche sospetto

Ch' io mi prostri!
Vidi che avea dell'esser tuo; ma seppi

(S'inginocchia.) Trarne vantaggio a tuo favor: gli dissi

A' piedi vostri... Chi sei.

TEODORO a Taddeo, porgendogli la mano.
TEODORO, turbato.

Sorgi, amico : orsù favella.
Che mai facesti!

TADDEO a Gafforio.

Anche amico egli m'appella : Non ti turbar, é un galantuom : promise Oh clemenza, oh gran bontà! Il grand'arcano custodir, lo resi

GAFFORIO a Taddeo. Fanatico di te: scoprii l'affetto

Ah! conoscer tu non puoi Che hai per la figlia sua, lo lusingai

Tutti ancor i pregi suoi, D'un matrimonio che, per or segreto, Le sue grandi qualità. Dal regno un di saria riconosciuto.

Io non so cosa mi dire Ma la mia dignità tu comprometti.

A si strana novità.

TADDEO. Perché, signor? con isposar Lisetta

La mia figlia, eccelso sire, Appagbi il genio tuo: nè solo il padre

L'amorosa vostra sposa Non più danar ci chiederà; ma forse

Si fa gloria d'obbedire Negli urgenti bisogni

Alla vostra volontà.
Ci porgerà qualche soccorso ancora.

TEODORO.
TEODORO.

Ma Lisetta non risponde.
E credi tu che con serene ciglia

GAFFORIO. D'un locandier la figlia

Bassa gli occhi, e si confonde.
Corsica mirerà sul trono assisa ?

TADDEO a Lisetta.
GAFFORIO.

Via, fatti animo, Liselta...
Un espediente, o sire, atto alle tue

(A Teodoro.) Presenti circostanze io sol propongo.

Ell' è un po' vergognosetta. È sempre savio e giusto

TEODORO.
Quand’utile é un negozio,

Ti ringrazio, caro amico,
Come c'insegna il Pullendorff e il Grozio. Del buon cor ch'io scorgo in te.
Se in avvenir non converrà, si sciolga.

LISETTA.
Pel volgo, o sire, indissolubil nodo

Padre mio, ciò ch'io non dico Forma solo Imeneo :

Dillo tu, dillo per me. Ma per disciorre i pari tuoi d'impegno

TEODORO, TADDEO, GAFFORIO a tre. Ne grande sforzo vi vuol mai, nè studio:

Come attonita l'ha resa Un divorzio, un ripudio...

La sorpresa e lo stupor!

LISETTA.

TEODORO.

GAFFORIO.

LISETTA.

TADDEO.

TADDEO.

ACMLT.

TADDEO.

In ogni loco (Di Sandrin che mi ha delusa

La cerco ognor.
Io non so scordarmi ancor.)
(Al suo padre, a Teodoro , e Gafforio.) (Gli editti e gli ordini,
Chiedo a voi perdono e scusa

Le marche e i titoli,
Del silenzio e del timor.

Fissi nel capo TEODORO, TADDEO, GAFFORIO a tre.

Mi stanno ancor.) Merta ben perdono e scusa

SANDRINO. Quel silenzio e quel timor.

Quando, o Taddeo,

Me con tua figlia
SCENA XV.

Dolce imeneo accoppierd ?
(Sala.)

Temo che retta
BELISA, che tira per un braccio ACMET.

Ad uom plebeo
BELISA.

La mia Lisetta
Venite, via, movetevi,

Più non darà. Non siate si selvatico.

SANDRINO. Andiamo a passeggiar.

(Che tuonu insolito !

Che stravaganze!) E dove mai mi strascichi?

E le speranze ?
Ah che le braccia e gli omeri

E le promesse?
Tu mi potrai slogar.
BELISA.

Le circostanze
Perchè star sempre in camera

Non son le istesse. Solo, pensoso e tacito ?

TADDEO, SANDRINO, a due. Vo' farvi sociabile,

Lo rende A ciaschedun che incontrasi

Mi rende
Vi voglio presentar.

Tal novità.
ACMET.
Con te, ragazza indocile,

Ma
qua

viene Lisetta il mio bene. Mi vengon le vertigini.

LISETTA uscendo. Già mi vacilla il cerebro,

È qui il perfido , è qui il traditore. E temo d'impazzar.

Vieni, o cara, l'allanno e il dolore Chi amante mio vuol essere,

Deh consola d'un'anima amante,
A modo mio dee far.

Che l'adora costante e fedel.
ACMET.
Con te, ragazza indocile,

E osi ancora parlarmi d'amore?
Io temo d'impazzar.

E osi il guardo fissarmi nel volto ?

Fuggi, ingrato, che più non ascolto Vedete

Le menzogne d'un'alma infedel.

TADDEO. Se daddover s'impegnano,

Brava figlia! quel nobile orgoglio A modo lor degli uomini

Degno è d'anima grande che al soglio San l'indole cangiar.

Con ragion destinata è dal Ciel. (Belisa prende di nuovo Acmet per il braccio, e lo conduce via.)

Ma che avvenne ? che sento ? ove sono?

Perchè meco sei tanto crudel?
SCENA XVI.

LISETTA.

Vanne pur, mentitor, l'abbandono; SANDRINO, poi TADDEO e LISETTA.

Vanne perlido , vanne crudel.
SANDRINO.
Ov'è Lisetta

D'uno sceltro l'acquisto e d'un trono
Il mio bel foco ?

Val

pena di far la crudel.

} stupido

SANDRINO.

SANDRINO.

BELISA.

LISETTA.

A DCE.

che le femmine,

Or veggo

SANDRIXO.

TADDEO.

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