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CORO.

CORO.

Si fa l alma, il luo genio là spira;
Come un lempio abbattuto si mira

Scendi a noi! del nostro cielo Pieno sempre del Dio che albergò.

Se la tinta a te par bella, O Romani, dei Cati, dei Bruti,

Se ti piace la favella Feri spirti dormite, tacete...

Che ci sta su i labbri e in cor! Rimembranze più dolei, più liete

Fra le genti a te più care, Tra quei ruderi io forse otterrò.

Sulla terra del tuo amor!
Qui a gara ornavano genio e diletto

A SOLO.
L'asilo placido che Orazio accolse
Fuggendo il fasto del regio tetto.

Sei lo scoppio della folgore, Properzio a Cintia qui i passi volse,

Sei del turbine il muggito, Qui modulando d'amor sospiri

Se di guerra a fero invilo Tibullo i cantici per Delia sciolse.

T'ode un popolo echeggiar! Ecco l'asilo ove canto Torquato,

A SOLO. Vittima del suo genio e della sorte,

Sei di zeffiro il susurro,
Quando errante, mendico, disperalo, Del ruscello il mormorio,
Pietà lo accolse entro le amiche porte. Se d'un tenero desio,
Dalla gloria più tardi ei va chiamato

Vuoi l'arcano disvelar!
Sulle rive del Tebro e incentra morte;
Anzi che dell'alloro ornar si veggia
Spira, e l'alloro il suo sepolcro ombreggia!

Scendi a noi! del nostro cielo Colle di Baia! a voluttà diletta

Se la tinta a te par bella , Come alle Muse, florida vallea!

Se ti piace la favella A vicenda ebbe in te dimora eletta

Che ci stà su i labbri e in cor! Quanto la terra di più grande avea !

Tra le genti a te più care, Or taci, e lamentoso a me risponde

Sulla terra del tuo amor!
L'eco delle rovine e il suon dell'onde!

A SOLO.
Sei l'immagine ridente

D'una limpida giornata ,
INVOCAZIONE ALL'ARMONIA,

Se a una coppia innamorata

Verso l'ara indrizzi il piè.
CORO MESSO IN MUSICA DAL SIGNOR MAESTRO

A SOLO.
Fra le preci della sera

Sei la voce indefinita
CORO.
Armonia ! su queste sponde

Che ci vien da un'altra vita,
Non sdegnar modesto altare,

E il desio nè porta in sė. Fra le genti a te più care,

CORO. Sulla terra del tuo amor!

Scendi a noi! del nostro cielo Scendi a noi! del nostro cielo

Se la tinta a te par bella, Se la tinta a te par bella ,

Se ti piace la favella Se ti piace la favella

Che ci sta su i labbri e in cor! Che ci sta su i labbri e in cor!

Fra le genti a te più care,

Sulla terra del tuo amor!
Versa un dolce irresistibile
Nella tazza dei contenti,

A NOME DELL'EDITORE D'UNA STRESSA ITALIANA
Versa in quella dei torinenti
Un'arcana voluttà.

AD UN ILLUSTRE POETA FRANCESE (1).

Intreccia un fiore alla ghirlanda mia Ogni affetto ti domanda

O d'oltre l'Alpe illustre trovator; Una voce che lo sveli,

Ma di vivide tinte, ah no! non sia, Dall'abbisso infino ai cieli Il creato a te la då.

(1) Lamartine.

FABIO LAMPANA.

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A SOLO.

A SOLO.

Perchè sacra alla donna del dolor!

Tu maledisti le cure amiche Jotreccia un fiore alla ghirlanda mia, Che l'impennarono l' ali al desir ! Simbolo e pegno di fraterno amor! O s'anche un tenero, lungo sospir Nell'ora dove intenerita oblia

Donasti ai rapidi momenti in cui, L'anima ogni memoria di rancor,

Immota l'anima, la man, su' tui E cerca sol nella trascorsa via

Dipinti cupido l'occhio figgevi, Dove sparse una lagrima d'amor,

E da abbozzate forme scorgevi Per intrecciarla alla ghirlanda mia A un tratto emergere l'idea del bello; Scegli il fiore in quell'ora, o trovator! Poi con più libero tocco il pennello

A una mesta bellezza che languia , Prendevi , e forte batteva il cor... Perchè spogliata d'ogni prisco onor... Com'eri, o giovine, felice allor! Ma che un di tornerà quella di pria Or speme, palpiti, desio, rinserra E avrà l'alloro e il roseo serto ancor',

In un brevissimo spazio la terra; È destinata la ghirlanda mia ,...

Teco riposano nel freddo letto Scegli or conforme all'egro stato il fior! Tutti i fantasimi dell'egro petto;

Di sparse lagrime sopra le zolle

Del luo ricovero l'erbelta è molle! VERSI

L'aura che i cespiti muovendo sia

Susurra i gemiti dell'amistà. IN MORTE DI GIOVINETTO PITTORE.

Ma in breve, lagrime più non avranno Povero giovine! morir cosi!

L'erbette, e i gemiti s' acqueteranno; Morir del vivere nei più bei di !

L'oblio nell'arido temuto aspetto Tra i molli zelliri di Primavera

Sulla tua lapide starà soletlo... Il giorno chiudere innanzi sera !

Povero giovine! morir cosi Sentirsi struggere, languir, perire, Morir del vivere nei più bei di! Guardar tra i spasiini nell'avvenire,

Ma sin sul margine della tua fossa E in quel deserto non incontrar

Le tue illusioni venner con te; Sola un'immagine che a riposar

Da care immagini sempre commossa, Conforti l'animo stanco, avvilito !

La mente a un lento sopor cede. Poi d'una funebre voce l'invito

Che perdi? – un'aura forse di fama , Fioco , indistinto, vicino udir,

Che desta l'invido, basso livor; Ai piè vedendosi la fossa aprir...

Che la sventura compagna chiama, Povero giovine, soffrir cosi!

E tormentandolo non empie il cor ! Cosi, del vivere ne' più bei di!

Che perdi? – l'estasi di qualche breve Quando il tuo spirito nell'ansie notti Momento : l'anima che la provo Tornava ai fervidi sludj interrotti, A ogni altro calice sdegnando beve, Ai sogni rosei d'acquistar fama,

E più quel calice trovar non può! D'averla , e compiere l'aerea brama Che perdi? - gelida , vernai bufera Che fino ai posteri chiede un pensier... Veder succedere ai più bei di!... Povero giovine! chi può saper,

Meglio tra i zeffiri di primavera, Se allor pentendoti di tue fatiche

E meglio, o giovine, morir cosi.

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ARISTODEMO , tragedia..
Caso Gracco, tragedia...

167
191

Ix MORTE DI UGO BASSEVILLE, cantica. 220
Canto I.,

221

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